#216 – La favola delle auto miracolose

In quel tempo Luigi viveva felice nel suo paese natale.
La sua vita scorreva come un placido fiume che talvolta s’ingrossa in alcuni periodi dell’anno a causa di forti piogge, per poi tornare tranquillo una volta passata la piena.
Come consuetudine, da quando il progresso aveva fatto sì che si potessero eliminare le obsolete automobili private, Luigi come la maggior parte dei suoi concittadini si spostava a piedi sui nastri scorrevoli o al massimo con bici elettrica per le strade del paese. Le poche auto ancora in circolazione e in generale i veicoli a motore venivano utilizzati solo da coloro che non potevano farne a meno, vuoi per l’età avanzata, vuoi per qualche altro malessere debilitante.
Venne però il giorno in cui il notiziario cominciò a raccontare di come in paesi dapprima lontani, poi sempre più vicini, le persone iniziassero a cadere dalle biciclette, o a scivolare durante gli spostamenti a piedi. Non era ben chiaro il motivo di questi incidenti che comunque, pensava Luigi, non erano certo una novità. Il fatto particolare stava proprio nell’insolita frequenza, o forse dall’attenzione con cui se ne parlava.
Fatto sta che arrivò presto il momento in cui le autorità preposte decisero che per la loro sicurezza i cittadini avrebbero dovuto necessariamente utilizzare un’automobile a guida autonoma per i loro spostamenti.
Ma non una qualsiasi, di quelle già esistenti e collaudate. Meglio un modello futuribile, realizzato grazie a una tecnologia nuovissima e in parte sperimentale che avrebbe portato a un livello di protezione mai raggiunto prima.
Mai più rovinose cadute dalle pericolose biciclette. Mai più incredibili scivoloni causati da piedi malfermi su nastri trasportatori ormai consumati o terreni infidi e sconnessi. Senza contare che chi rovinava in un incidente spesso trascinava con sé altri, colpevoli solo di essere nelle vicinanze in quel preciso momento.
Quindi le auto miracolose sarebbero state distribuite gratis.
Ma si sa, ogni testa un piccolo mondo e un’idea che per molti può essere giusta, ad altri può far nascere qualche dubbio, ragion per cui Luigi si trovò suo malgrado ad averne, perché in cuor suo pareva che la soluzione al problema fosse un tantino sproporzionata. E si trovò talmente in buona compagnia da portare le autorità ad obbligare sempre più categorie di persone ad adottare l’uso della sua automobile.
Lo facciamo per il tuo bene. Dicevano.
È per il bene e la sicurezza di chi ti sta intorno. Continuavano.
A nulla valevano le ragioni di chi sosteneva di non averne bisogno, che non aveva problemi di deambulazione o che utilizzava una bicicletta perfettamente funzionante, quindi non pensava di essere un pericolo né per sé, né per altri.
Le insistenze delle autorità e di tutti coloro che avevano subito aderito alla campagna di sensibilizzazione, al fine ebbero la meglio sulle iniziali indecisioni di Luigi, perfino quelle che derivavano dai dubbi sollevati da qualcuno che con quelle automobili non si era trovato poi così bene. Fatto sta che Luigi si accodò alla fila di persone che trepidanti aspettavano di poter ritirare il proprio veicolo gratuito.
Quando fu finalmente il suo turno, Luigi rimase estasiato dalle mirabolanti descrizioni del venditore riguardo al prodotto che stava per offrirgli. Si domandò perfino come avesse potuto fino a quel momento sopravvivere ai pericoli della strada senza la protezione che quell’auto pareva offrire. Quasi si spaventò per la sua impudenza di voler andare in giro a piedi o addirittura in bicicletta pensando ai danni che avrebbe potuto fare a se stesso e agli altri. Decise così di accettare la proposta. Vi era solo un’ultima procedura da seguire, la firma del contratto.
Luigi, da persona precisa qual era, nonostante la fretta del venditore di voler chiudere la pratica per passare al cliente successivo che iniziava a spazientirsi, decise di leggere attentamente tutti i paragrafi presenti sul contratto, perfino quelli stampigliati in caratteri minuscoli e quelli a cui si faceva solo rifermento e che andavano ricercati sul web. Al termine domandò al venditore cosa intendesse la clausola per cui la fabbrica costruttrice delle automobili non si prendeva alcuna responsabilità in caso, ad esempio, si fossero rotti improvvisamente i freni. Il venditore, molto tranquillamente disse che si trattava solo di una formalità in quanto sicuramente i freni non si sarebbero rotti. Ma Luigi, che era abituato a controllare le recensioni dei prodotti e valutare tutti i pro e i contro, dopo una veloce ricerca scoprì che in effetti esistevano alcune lamentele riguardo a guasti nelle vetture, forse dovuti, a detta di qualcuno, ad un inadeguato periodo di collaudo. A queste lamentele la casa produttrice rispondeva che si trattava solo di false notizie fatte circolare ad arte da detrattori a prescindere e, comunque, di non avere responsabilità come da contratto.
Quindi Luigi chiese se in caso di guasti o malfunzionamenti avrebbe almeno potuto essere risarcito dal venditore. Questi rispose, con una punta di fastidio, che non poteva essere ritenuto responsabile per un prodotto che in fin dei conti era solo suo compito trasferire dal produttore all’utente finale, prodotto che tra l’altro veniva fornito a titolo gratuito. Quindi di cosa mai poteva lamentarsi Luigi?
Ma lui, ancora non completamente persuaso, decise di aspettare ad accettare l’offerta, facendo notare al venditore che nonostante si professasse solo un tramite, percepiva una seppur minima comunque congrua provvigione su ogni transazione. Fu a quel punto che Luigi si trovò accompagnato in malo modo fuori dal concessionario, tra gli insulti degli altri venditori oltre che dei clienti indignati per aver perso del prezioso tempo a causa sua.
Da quel momento gli fu anche impedito di occupare il suolo stradale, sia che procedesse a piedi, sia con qualsiasi altro veicolo che non fosse concesso dalle autorità, per il quale si trovò costretto a pagare un dazio sull’utilizzo.
Si racconta che ora Luigi viva in un paese non molto distante dal suo, in cui può passeggiare tranquillamente a piedi e in cui addirittura abbondano le piste ciclabili, e purtroppo non passa giorno senza che gli giungano notizie di strani incidenti causati da tutte quelle sicurissime automobili di cui nessuno deve più fare a meno.

19 Comments

  1. Pur consapevole di come esperienze diverse portino a punti di vista diversi non riesco a non sentirmi demolito nell’animo nel vedere morti dolorose, vicine, reali paragonate a buffe cadute da bicicletta.

    So che magari rovina il tono della storia, ma spero tu comprenda la mia necessità di scriverlo e non, semplicemente, passare oltre. Credo si possa comunque rimuovere o nascondere il commento.

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    1. Non sia mai che io censuri un commento, soprattutto un commento come il tuo che riporta alla realtà delle tragiche morti “senza spiegazione” che si stanno moltiplicando.
      Lungi da me mancare di rispetto a queste vittime, per cui mi scuso con chiunque si senta offeso. Ma questo non cambia il mio modo di vedere le cose. Anche io fatico a tenere per me certi pensieri, certe idee. E poi, come sottolineato da altri, questa è solo una metafora. La realtà è ben peggiore.

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  2. E’ da quando ho letto il post questa mattina che mi frullano in testa molte cose, qualcuna arguta, qualcuna scontata, qualcuna sagace e molte volgari. Mi limito a dire:

    “Nel dubbio, a piedi tutta la vita”.

    Ma non escludo che mi ci scappi un post di quelli incazzati sul serio.

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