#177 – Il piccolo paese di Scusello

Nella vallata di Demontane, in quel punto in cui il Motzi confluisce nel Sarzella, ha inizio una stretta valle che conclude, o forse inizia la sua corsa, nel piccolo paesino di Scusello.
Particolarità di questo agglomerato di case quasi sconosciuto ai più è la propensione dei suoi abitanti a provare un incontrollabile senso di colpa.
Non è possibile per gli uomini, le donne e i bambini che vivono lì, pena l’essere dilaniati dal rimorso, recare nocumento al prossimo in qualsiasi modo, pur non essendo intrinsecamente buoni d’animo, in quanto in fin dei conti esseri umani.
Oltretutto è divenuta loro natura, proprio per evitare di ricadere anche in seppur minima maniera in questo affanno, esser gentili e premurosi in ogni modo. Ad esempio, non è inusuale non incontrare nessuno muovendosi per le vie del paese, perché i cittadini si muovono sgattaiolando veloci in modo da non incrociarsi a vicenda, per evitare in tal modo di non riuscire a salutare per primi o, peggio, non riuscire a ricambiare il saluto.
Offrire la consumazione al bar è considerata legge inscritta nella pietra, norma che provoca grandi discussioni ogni giorno (sempre molto civili e pacate) nell’unico locale del paese per chi deve pagare alla cassa, che si risolvono solo quando l’oste offre a tutti i presenti senza se e senza ma, mettendo seriamente a rischio la sua attività, salvo poi trovare la sera al rientro a casa una busta con il ricavato di una colletta che gli permette di riaprire il giorno dopo.
Nella piccola scuola elementare le maestre non scendono mai sotto alla più alta valutazione possibile per non dare un dispiacere agli alunni che, di convesso, si impegnano nello studio al massimo delle loro capacità per non deludere insegnanti e genitori.
Dispiace agli autoctoni perfino farsi pagare per il proprio lavoro, sapendo bene ch’è un loro diritto, ma soffrendo del fatto di chiedere qualcosa in cambio per aver offerto un servizio. Ma con questo aspetto hanno imparato a convivere.
Va da sé che i nativi della zona vivono in un costante andirivieni di emozioni, che va dal desiderio di un sano egocentrismo al cocente senso di colpa per averlo desiderato, con il risultato che i pochi turisti che si avventurano fino a questo sperduto paesello non si trattengono mai a lungo, spaesati dalla peculiare ospitalità dei suoi abitanti. Gli stranieri accettano il loro prodigarsi acciocché non abbiano a mancare di nulla, ma non si spiegano la loro perenne espressione tirata e sospettosa. Ma tant’è, si tratta pur sempre di una comunità di montagna.
Perfino io, quando sono giunto qui, ho impiegato del tempo a comprendere il loro strano comportamento. Io che con il senso di colpa ci lavoro, lo adulo, ci affondo le mani e lo modello come una statua d’argilla, ma ne sono totalmente e fortunatamente privo.
Una volta trovata quindi la porta per entrare nella loro labirintica mentalità, è stato semplicissimo soggiogare tutti al mio potere e conquistare un posto di privilegio nella comunità. Avere tutto e non dover dare nulla in cambio.
Oh, son ben sicuro che il loro desiderio di farmi la pelle è superato solo dal, per l’appunto, senso di colpa che li dilania al solo pensarlo.
Se volete venire a trovarmi, sarete miei ospiti, serviti e riveriti come re e regine.
Sappiate solo che durante la settimana è difficile trovarmi, sono sempre in giro, per lo più ospite delle signorine del paese, ma la domenica mi trovate di sicuro in chiesa, a officiare la seguitissima messa.

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