#137 – Pesce

Sono qui da un po’ che osservo.
Osservo il pescetto grigio con due baffi lunghi e sottili. E’ solo uno dei tanti pesciolini che dividono lo spazio liquido tra le quattro pareti dell’acquario.
Staziona per lo più nell’anfora interamente ricoperta di alghe piazzata proprio in mezzo all’ambiente, soprattutto di notte, a led spenti. Ne aspetta l’accensione mattutina per schizzare fuori e iniziare così la sua routine giornaliera.
Tre giri completi dell’anfora e del piccolo palombaro che soffia le sue bolle d’aria senza mai stancarsi. Il pescetto non sembra prestare molta attenzione all’ambiente in queste sue giravolte mattutine. Sembra avere un’espressione concentrata e pensosa. So che è strano parlare in questi termini di un pesciolino grigio di quattro centimetri, ma mi sono convinto che quei tre giri siano per lui un abitudinario training che gli serve per riordinare i pensieri.
Solo dopo incomincia il suo vero lavoro. Setaccia ogni centimetro nel fondo sabbioso dell’acquario con una precisione invidiabile. Ad osservarlo bene pare di riconoscere uno schema, una scacchiera nella quale si muove sempre nello stesso modo. Cerca cibo, ovvio, ma lo fa con una passione che associo all’amore di un artista per la sua creazione.
E come un artista alle prese con la sua opera, il pesciolino lavora con tranquillità e pazienza tranne quando, una volta al giorno, il dosatore automatico rilascia mangime e l’attività si fa convulsa, frenetica. Una piccola sarabanda fra tutti gli abitanti dell’acquario per assicurarsi più cibo possibile.
Poi la routine riprende, il pescetto torna a occuparsi delle sue faccende così come tutti gli altri. Ad un certo punto, non ho ancora capito secondo quale criterio, dismette l’operazione di setaccio e si riunisce al piccolo gruppo di altri pesci. In quel momento sembrano riposare sfruttando tutti insieme la corrente creata dal gruppo filtrante, tutti in un angolo, come in stasi, apparentemente immobili, rivolti verso uno stesso punto.
Almeno fino a quando i led tornano a spegnersi e il pescetto torna nella sua anfora.

Osservo tutto questo e rifletto su quanto in fondo sono stato fortunato a non nascere nel corpo di un pesce d’acquario.
Ora però devo andare.
Mi aspettano i soliti giri di corsa del parco prima di recarmi al lavoro. Oggi giornata tranquilla, consuete pratiche da evadere, niente di che, me le sbrigo in fretta, non vorrei far tardi in mensa che poi i colleghi si spazzolano i piatti migliori. E questa sera, con gli amici, divano, relax e finale di stagione su Netflix.
Poi a nanna, che domani è un altro giorno.

 

Oppure… (finale alternativo)…
Osservo tutto questo, il pesce grigio con i lunghi baffi, gli altri pesciolini che vivono con lui in quell’ambiente chiuso, limitato, claustrofobico.
Lo osservo come faccio tutte le mattine prima di uscire per correre e andare al lavoro, fino a ieri.
Ieri, quando colto da un dubbio improvviso, un bisogno doloroso, ho preso l’auto e guidato per ore.
Sempre nella stessa direzione.
Fino alla fine della strada.
Fino a toccare con mano la spessa parete di cristallo che rifletteva il mio volto perplesso.
Osservo tutto questo, dicevo, con un martello in mano.

9 Comments

  1. Penso che nessun animale sia fortunato, a nascere in questo mondo.
    Metaforicamente parlando, anche la vita di molti di noi è come quella dei pesci che stanno in un acquario; rispetto a loro possiamo decidere, ma non sempre possiamo farlo rispetto alla società o a chi governa.

    "Mi piace"

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