Pubblicità #1

Questa mattina mi sono svegliato. E già di per sé, é un bel risultato. Mentre mi preparo per uscire ascolto le notizie in tv. Nessuna buona nuova. Incidenti mortali, attentati, guerre e crisi economica. Tutto come al solito.

Per fortuna c’è la pubblicità. Gente bella e allegra che appena sveglia volteggia che neanche Roberto Bolle, cerca di convincermi che se faccio colazione con un certo tipo di biscotto la mia giornata diventerà  meravigliosa.

Il biscotto che vogliono farmi comprare (perché in realtà non interessa a nessuno se poi lo mangerò) é prodotto con materie prime di ignota provenienza, che miscelate ad arte con conservanti, agglomeranti, coloranti, addensanti (molti originati dallo scarto della macellazione) e il nostro amico olio di palma, mi provocheranno, oltre che innumerevoli altri disturbi, anche reflusso gastro-esofageo o più semplicemente acidità. Ma per questo non c’è problema perché dopo la pubblicità di alimenti potenzialmente tossici per la salute mi rincuorano proponendomi pastiglie, sciroppi o gel (tutti rigorosamente bianchi, il colore del bene) che bloccheranno nello stomaco la suddetta acidità (di colore rosso). Nessuna pubblicità mi spiegherà mai come evitare sul nascere il problema.

Poi una voce profonda da supereroe instilla in me il dubbio che stia vivendo una vita inutile e insulsa composta solo da un susseguirsi di giorni tutti uguali divisi fra casa e ufficio. Naturalmente nel mondo dorato della reclame tutti lavoriamo in spaziosi uffici vetrati, perché non ho mai visto un operaio che smonta dal turno di notte in fabbrica ma solo l’impiegato che esce dall’ufficio in pieno sole con la ventiquattrore mentre si allarga il nodo della cravatta.  Quindi, dicevamo, la mia vita prosegue noiosa e indegna di essere vissuta fino al momento in cui salgo su una macchinona ultrafiga piena di gadget che manco 007. Allora improvvisamente invece di prendere la tangenziale per tornare a casa mi trovo a guidare tra deserti, savane, giungle, ghiacciai e in qualche caso perfino in orbita intorno al pianeta. E finalmente la mia esistenza prende senso. Almeno fino a quando finisco di pagare la macchina.

Se poi per vostra fortuna avete già fatto colazione o pranzato con il migliore dei prodotti preconfezionati, precotti, predigeriti che l’industria propone e avete già percorso due volte avanti e indietro la Parigi-Dakar con la suddetta macchinona superfiga, può darsi che sentiate l’ossessivo bisogno di documentare il tutto attraverso il vostro social preferito. Ma attenzione, non potete farlo se non con l’ultimo modello di smartphone che vi scatta dei selfie anche solo se gli lanciate un’occhiata, e potete cambiare ogni sei mesi con il modello nuovo, e potete pagare tranquillamente in due anni, e che vi mantiene connessi ogni secondo, e che sa sempre dove siete, e che vi dice quanto camminare quanto mangiare quanto dormire quanto state a guardare lo schermo del telefono.

Alla prossima.

3 Comments

  1. E si, cosi e’… il fatto e’ che come consumatori, se non come cittadini, avremmo un enorme potere premiando o rifiutando certe “proposte”… gruppi di acquisto, chilometri zero, made in Italy… ma invece di usarlo, questo potere, ci facciamo intruppare.

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  2. ah, com’era diverso ai tempi di Carosello e della brillantina Linetti… pur senza pubblicazioni scientifiche a supporto della mia fallibile percezione sensoriale, trovo che la pubblicità sia un ottimo metro per misurare l’imbarbarimento dei costumi. tu che ne dici?
    : )))

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    1. Assolutamente d’accordo. Le pubblicità di oggi si basano sulla superficialità di chi le guarda. Il messaggio che ci lanciano é nella maggior parte dei casi fuorviante o incompleto se non falso. Quindi più lo spettatore é “stupido”, più gli spot televisivi diventano “intelligenti” per abbassarsi al giusto livello. Lo stesso vale per molti dei programmi di intrattenimento. Ma, come si dice, questa é un’altra storia…

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