Un testo senza testa

Ultimamente quando mi metto davanti a un foglio bianco, che sia composto da pixel o da cellulosa, nonostante il desiderio, la voglia, la necessità di dare forma a pensieri, immagini e storie, faccio fatica. Sembra che la magia che consente di veder fluire parole sul foglio a formare una storia che fino al momento prima era solo una vivida immagine nella mente non scorra più nelle mie dita.
Non è una cosa di cui mi preoccupo particolarmente (la regola di non usare avverbi non mi piace) perché so che si tratta di un momento. O almeno mi convinco io che si tratta di un momento, ovvio, non posso saperlo con certezza ma capirete anche voi che non concepisco di prendere in considerazione il fatto che la vena si sia in qualche modo esaurita.
Perché scrivere è terapeutico, salvifico o anche solo tranquillizzante. Lo sappiamo tutti noi che almeno ci proviamo, a farlo.
Ma quando questa magia non riesce a compiersi allora si forma una specie di diga, di muro che mattone su mattone diventa sempre più alto e difficile da abbattere.
Il materiale di cui sono composti questi mattoni è estremamente eterogeneo. Poco tempo, stanchezza, pigrizia, complicazioni, pensieri, eventi avversi. Ma i mattoni da soli non bastano a costruire un muro solido, ecco che ci aggiungiamo una bella dose di malta a cementificare.
Malta a base di motivazione. O meglio mancanza di motivazione, miscelata con la triste sensazione che in fondo, non scrivere per forza può anche risultare piacevole.
Perché dai, chi me lo fa fare, mi domando. Li abbiamo avuti tutti, i soliti dubbi dello scrittore per hobby; ma cosa lo scrivo a fare, tanto non interessa a nessuno, non sarà mai un capolavoro, stai solo perdendo tempo, questa frase che ho appena scritto fa schifo.
Però.
Però c’è quella vocina che continua a ripetermi che un giorno senza scrivere nulla è un giorno perso. C’è quella sensazione, ogni volta che non prendo un appunto quando i pensieri si mettono d’accordo per darmi una buona idea, di aver lasciato cadere un amico in un burrone solo per non avergli teso la mano (metafora un poco tragica ma che rende l’idea).
Ed ecco spiegato perché vi state sorbendo questo testo inutile che ho scritto di getto e ho pubblicato senza troppi indugi, in una notte come tante altre, anzi no, perché questa volta non ho chiuso il file e spento il computer.
E ora che ho cominciato, di cose da dire ne avrei molte altre ma non voglio approfittare troppo della vostra pazienza e per oggi la chiudo qui.
Alla prossima.
Forse.

22 Comments

  1. Io non credo esistano vene creative che a un certo punto finiscono e stop. E tu neanche. Esistono momenti in cui scrivere provoca più gioia che in altri. E poi ci sono le aspettative, più che altro, a far calare la motivazione. C’è un mio amico, sto riguardando ora il suo quarto romanzo, che ho sempre pensato avesse poco talento. Credo lo abbia pensato anche lui. Ma c’è una cosa che gli invidio: non ha mai mollato. Ha sofferto, ha imprecato, passato notti in bianco, e poi alla fine ha pubblicato il primo, il secondo… questo ha avuto pure la candidatura allo strega. Non ha mollato. Era convinto al 100% che era quello che voleva. Uno scrittore famoso è solo un dilettante che non ha mollato (è una cit. ma non ricordo di chi)
    Il discorsetto da Life Coach forse non è originale e non è neanche funzionale, scusami. Ma è quello che a volte mi ripeto io.

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    1. Uh, hai un amico importante e bravo a quanto pare. Bravo a non mollare. Discorsetto apprezzato. Fammelo (e fattelo) pure ogni volta che vuoi.
      Sai, io non sto a pensare se ho talento o no. Credo che sia molto soggettivo. Ovvio che ci vuole un certo livello nella padronanza di scrittura per poter essere letti senza provocare raccapriccio, ma credo che oltre quel minimo tutto diventa soggettivo. Uno stile di scrittura può piacere ad alcuni ed essere rivoltante per altri.
      La vena creativa non sparisce, è come un fiume che ogni tanto sparisce sottoterra per poi riaffiorare.

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  2. Capisco, perché ci sono dentro anch’io. Considerato che il ‘chi me lo fa fare’ c’è anche quando la vena creativa scorre che è un piacere, ecco che può diventare un grosso ostacolo quando le cose vanno male. Personalmente io incolpo il poco tempo a disposizione, e la necessità di focalizzarmi su cose più urgenti. E il sonno che mi prende non appena l’adrenalina smette di scorrere.

    So che quando sarà il momento potrò riaprire i rubinetti. Peccato che il tempo sia limitato, che ogni giorno passato senza creare qualcosa sembri tempo sprecato, ma forse una vita piena e significativa può anche passare attraverso giorni, forse mesi, speriamo non anni, di non creatività.

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  3. Io aspetto il seguito, perché so che cose da dire ne hai di sicuro, e più intelligenti di quelle con cui tanti riempiono le pagine dei loro blog. Compresa la sottoscritta, naturalmente.

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  4. Capita. Il momento non è favorevole a che i pensieri scorrano liberamente. Durante il lockdown ho dato un’accelerazione alla scrittura per non pensare a come eravamo conciati. A maggio il disagio della frattura dell’omero è stato superato dalla scrittura di un libro. Prova a romperti un braccio e vedi come va. 😉

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    1. Infatti ho intenzione (ribadisco, intenzione) di scribacchiare di più, tanto per non perdere il vizio. Nel frattempo sto comunque cercando di concludere un piccolo romanzo. A fatica, con calma, ma proseguo.

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  5. La penso come te, nel senso che spesso anche io mi sono detto che un giorno trascorso senza aver scritto nulla sarebbe stato un giorno perso. Per questo mi sforzo di pubblicare quando posso sempre qualcosa sul blog, seppure nella maggior parte dei casi si tratti solo di cose amene, tanto per dire…
    Da quando sto con una ragazza devo dire però che la mia priorità è cambiata: prima viene lei e poi le cose che potrei scrivere. Prima il “mondo reale”, mi dico.

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