L’eremita eretico

Il tasto Canc sul mio computer è ormai consumato. Sembra quasi aver lasciato il posto a un buco rettangolare in cui le dita scivolano anche senza volerlo. Il desktop è un campo di battaglia su cui riposano decine di documenti aperti e arruolati per combattere la mia personale guerra all’apatia ma che non hanno ricevuto sufficienti munizioni per contrastare il nemico e ora riposano in attesa di essere seppelliti o, nel migliore dei casi riesumati per qualche minuto da una scintilla di energia creativa. Servirebbe un vento fresco e frizzante di rinnovamento per farli sollevare e prendere vita. Invece ora piove. Pioggia pesante che li incolla alla superficie dello schermo. La stessa pioggia che sta bagnando la mia anima, il mio morale, la mia voglia di sognare. Dicono che non può piovere per sempre, giusto? Vallo a raccontare a quelli che sono arrivati al pontile quando l’arca di Noè era già salpata.
Ecco. Ho finito le immagini fintamente poetiche e non so più come continuare il discorso.
Perché ho scoperto di essere uno stupido, ma non un semplice stupido, uno sotto la media, almeno secondo il parere incontrastato di alcuni personaggi evidentemente molto intelligenti. Ho scoperto di far parte di una “sparuta minoranza” di persone che non posseggono la capacità di discernere cosa sia giusto o sbagliato, che a quanto pare non leggono, non si informano o lo fanno da fonti “non accertate”, non credono alla scienza e quindi mettono in dubbio persino la forma del pianeta, non si fidano per partito preso di quello che gli viene raccontato dalle istituzioni. Ho scoperto che avere un pensiero divergente dalla maggioranza, esprimere un dubbio o semplicemente fare domande non prefissate è diventato un reato, assimilabile perfino al terrorismo. Ho scoperto di essere parte imputata in un processo nel quale le prove esibite a discolpa vengono rigettate senza neanche essere considerate, semplicemente perché considerate non conformi, oppure tranquillamente ignorate se non addirittura ribaltate.
Anzi, in realtà non ho scoperto nulla di nuovo. In fondo già avevo il sospetto che tutto ciò fosse la norma, la regola. Solo speravo che questo mare di iniquità, contraddizioni, falsità, continuasse ad alimentarsi senza agitarsi, senza provocare la burrasca che non mi permette più di continuare a navigare in quella sorta di limbo che mi faceva illudere di poter attraversare un periodo storico relativamente tranquillo, al riparo da guerre, persecuzioni o altre amenità del genere che ciclicamente fanno parte della nostra storia.
In questo, devo ammettere, sono stato stupido.
Ma non tutto è perduto.
Confido che ancora vi siano da qualche parte piccole isole di pace in cui un eremita eretico come ciò che sembro destinato a diventare possa trovare il senso dimenticato del vivere.
E magari raccontarlo, anche solo con carta e penna, alla luce di un focolare.

12 Comments

  1. Sarebbe bello trovare un posto in cui vivere in pace senza le violente ingerenze degli altri. Purtroppo però non è questa la via da percorrere. Semplicemente perché se non fai quello che puoi fare finché puoi, poi verrà in giorno che ti verranno a rompere anche nel tuo rifugio, in una maniera o nell’altra, e sarà troppo tardi allora per poter intervenire per cambiare le cose… Un piccolo esempio: lasciar fare ai politici sta determinando una distruzione dell’ambiente in cui tutti viviamo. Inquinamento, incendi, surriscaldamento mondiale, veleni nell’aria e nel cibo, estinzione di sempre più specie animali. Se lasciamo fare a loro, troveranno il modo per renderci la vita impossibile anche se andiamo a vivere in cima a una montagna, da soli.
    Finché abbiamo voce dobbiamo perlomeno urlare che noi non siamo d’accordo!

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