Che te lo dico a fare.

La sera prima, distrattamente, tra un gol agli europei e il tentativo di buttar giù qualche riga del romanzo in lavorazione, ti prepari il pranzo per il giorno dopo. 

Vai su una classica insalata di riso, che ne mangeresti sempre e comunque, e se la batte con la pizza nelle tue preferenze alimentari. 

Va da sé che non hai tempo, voglia e soprattutto gli ingredienti per fartene una come dio comanda e allora ripieghi su quel vasetto di tristissimo condimento per insalate di riso che è lì proprio per le emergenze. 

Ovviamente vegetale, ma purtroppo non sott’olio, perché lo ha comprato la tua dolce metà che tiene alla tua salute, a quella fisica, evidentemente non a quella psicologica. 

Senza far troppo caso agli ingredienti quindi butti tutto in un contenitore, condisci rispettando le quantità monacali di condimento imposte dalla regola coniugale, chiudi, metti via e non ci pensi più fino al momento fatidico. 

E il momento arriva parecchie ore dopo, quando al posto dello stomaco hai un portale dimensionale che porta al mondo dei Maisazi, un senso di vuoto e sconforto che hai provato solo dopo l’ultima puntata di Goldrake UFO Robot negli anni 70.

Ed eccola finalmente lì, l’insalata di riso, pronta a soddisfare le tue voglie allettandoti con cubetti di carote né crude né cotte, pezzettini di rapa dalla consistenza indefinita, rondelle di olive il cui spessore rasenta il nulla, sparuti chicchi di mais che imploranti sembrano cercare mamma pannocchia, inconsistenti rimasugli di pallidi funghetti champignon e altre fugaci apparizioni di vegetali generici e rigorosamente dallo stesso sapore e consistenza, il tutto annegato in un mare di chicchi di riso ancora troppo insipidi e che spaventati si domandano come mai l’olio d’oliva abbia deciso di non inglobarli nel suo untuoso e familiare abbraccio. 

Ma su tutto e tutti, eccolo, seminascosto alla vista, il pudico quanto regale spicchio di carciofino. 

Unico elemento di spicco nella squadra, come Ronaldo nel Portogallo degli Europei, si propone alla vista con il suo aspetto invitante. 

Ma tu no. 

Non puoi mangiarlo subito, ovvio. 

LUI sarà il premio, il traguardo, la glorificazione del pasto. Sarà ciò che lascerà il gusto, il ricordo, la sensazione ultima che ti accompagnerà almeno fino al caffè e che darà al tuo pranzo la validità di una vera pausa ristoratrice. 

Per cui con umiltà e dedizione, un boccone alla volta, consumi tutto il resto, ignorando il fatto che abbia tutto lo stesso sapore e ti faccia rimpiangere di non esserti preparato un panino col tofu. Lasci al carciofino, o meglio, all’unico spicchio di carciofino, il posto d’onore nelle tue papille gustative. 

E quando arriva il momento… e dai, lo sai già cosa succede… 

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