#207 – Tecniche evasive

Entro nel supermercato e lo vedo. È di spalle, ancora non si è accorto di me.
Il ragazzino appena assunto per il controllo della temperatura mi placca, mandando in fumo il primo tentativo di elusione. Inoltre mi saluta, il maledetto gentilissimo addetto all’accoglienza, come leggo dal suo tesserino diligentemente apposto sul taschino, obbligandomi a rispondere con la dovuta cortesia e a far saltare la seppur flebile copertura data dalla mascherina FFP2 nera.
Il predatore, che sia ben chiaro della razza peggiore di predatori, cioè il predatore tuttologo, debole di vista ma dall’orecchio fino, intercetta la comunicazione e si volta nella mia direzione.
È finita.
«Ehi ciao, come va?» Lui.
«Oh, ciao. Eh, come vuoi che vada? Finché ci si vede…» io.
«Eh…» Lui.
«Prendo il pane,» dico. E mi defilo smarcando una vecchina appena entrata. Ma so benissimo che non me la posso cavare così facilmente. E infatti eccolo, mi aspetta, accosta il suo carrello al mio e spara una battuta che non capisco sul sacchetto del pane che ho appena preso, ma ci sono abituato a non capire tutto quello che dice, quindi rispondo con la consueta modalità, un vago sorriso e un cenno di assenso.
Ebbene sia. Ci fermiamo tra le fragole e le patate. La conversazione parte con un generico scambio di informazioni sui rispettivi familiari visto che è da parecchio che non ci si vede (e ci sarà un perché) alla fine del quale abbozzo un tentativo di commiato.
Tentativo che viene ignorato in modo magistrale con un aggiornamento sullo status lavorativo e sulla situazione economica in generale, disquisizione che porta liscia liscia a calcolare quanto manchi alla pensione. La mia, naturalmente, non la sua di cui già fruisce da qualche anno.
Essendo lui tuttologo non per professione o merito ma per sana e robusta passione, mi intrattiene con un simposio a parer suo interessantissimo sulla quantifica delle possibilità che avranno le nostre figlie di godere dei benefici del sistema pensionistico italiano. A questo punto mi sembra doveroso mettervi al corrente del fatto che io non sono proprio un compagnone, o meglio, se c’è da stare in compagnia non mi tiro indietro, ma la conversazione dovrebbe per lo meno essere di leggerissimo interesse per il sottoscritto. Inizio quindi a elucubrare su come posso sganciarmi in maniera indolore, essendo ben consapevole dell’abilità accalappiatrice propria del Tuttologus Predatoris.
Un’idea comincia a farsi strada.
Approfittando di un raro momento in cui il mio interlocutore, dopo aver concluso una (per lui) interessante filippica si concede un respiro prima di affrontare l’argomento seguente, piazzo la domanda.
«Già fatta la vaccinazione?» Chiedo con nonchalance vista l’età del soggetto ma già immagino la risposta.
Noto con soddisfazione la ruga di preoccupazione che compare timida a lato della fronte e capisco di aver sfruttato l’arma giusta.
«Purtroppo non ancora,» mi risponde infatti e poi inizia una disquisizione sulla disorganizzazione dei servizi, sulla mancanza di reazioni avverse sui suoi genitori, fortunati quanto novantenni detentori di seconda dose, per poi commentare con un filo di sussiego e leggerezza le leggere reazioni avverse capitate alla moglie, operatrice sanitaria e quindi fortunata, a suo dire, Portatrice di vaccino e infine il disappunto verso la collega (della moglie) e il suo rifiuto alla salvifica punturona.
Ed è qui che capisco di poter affondare il colpo.
«Che poi,» domando anche avvicinandomi un pochino con aria complice, «dicono che anche se sei vaccinato puoi ammalarti e contagiare lo stesso, senza parlare delle varianti, quindi, ma serve ‘sta vaccinazione?»
Si incrina.
La vedo, anche da sotto la mascherina, la piega che iniziano a prendere le sue labbra, la leggera crepetta che si propaga sul volto fino a corrompere lo sguardo e a insinuare in lui il sospetto di aver a che fare con un cospiratore antigovernativo.
Il sospetto, che nel giro di pochi istanti si sedimenta confermandosi in una certezza, lo destabilizza, gli fa perdere le sicurezze e il baricentro, mentre io lo incalzo con il mio miglior sguardo complice e ammiccante, in attesa della risposta.
Un leggero colpetto di tosse a schiarire la voce, un passetto indietro, «vabbé,» risponde, «allora ci si vede eh…»
Missione compiuta.
Tuttologus Predatoris allontanato.
E la prossima volta ci penserà due volte prima di placcarmi.

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Le mie pubblicazioni:

Heideen [Romanzo, Green Fantasy]

Lemniscatus, la catena dell’odio. [Romanzo, Giallo]

Racconti, Volume I [Antologia di racconti, vario genere]

Racconti, Volume II [Antologia di racconti, vario genere]

Racconti, Volume III [Antologia di racconti, vario genere]

Moses [Romanzo, Fantascienza, Giallo]

17 Comments

  1. Il tuo tuttologo non era un predatoris ferocis, ma un predatoris simplex dalla zanna non letale. Il ferocis ti secca con un: vabbé ma io lo faccio perché mi piace viaggiare, azzerando con un’alzata di spalle qualsiasi implicazione morale e calcolo dei rischi insiti nel dubbio.

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  2. La cosa più assurda è che nel modulo che ti fanno riempire prima di farti il vaccino c’è una voce in cui devi dire se sei allergica a qualche alimento, farmaco o componente del vaccino. E nessuno ti informa su cosa contenga il vaccino, anche perchè non esiste solo un unico vaccino ma diversi tipi. È veramente assurdo. 🤬

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    1. Tutta la situazione che si è venuta a creare in questo ultimo anno e mezzo è assurda. Il solo fatto che venga chiesto di firmare un consenso informato che in pratica è una esclusione di responsabilità delle case farmaceutiche e dello stato da qualsiasi effetto avverso dovrebbe far riflettere.

      Piace a 1 persona

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