#193 – Io sarei venuto per il gomito…

Il tenero Carlo si presenta alle porte del Pronto Soccorso con lo stesso entusiasmo di un corriere incaricato di consegnare un pacco sulla porta dell’Inferno Dantesco. Purtroppo le congiunture del momento gli hanno impedito di seguire le normali procedure sanitarie.
Da un paio di giorni Carlo si trova a convivere con un simpatico e gagliardissimo gonfiore al gomito destro. Interpellato, il medico di base ha giustamente dovuto nicchiare sulla richiesta di visita ambulatoriale, a causa della febbre sopraggiunta a far compagnia al gonfiore e le onnipresenti norme anti-covid. Per cui al rifiutato Carlo la via del pronto soccorso si è presentata più allettante di un’eventuale amputazione del braccio.
Sono le 13:00 di un apparentemente tranquillo lunedì. Dopo un veloce e simpatico triage con un infermiere gentilissimo, il soddisfatto Carlo viene registrato e fatto accomodare in una sala d’attesa sorprendentemente vuota. Lì trascorre amenamente un paio d’ore in compagnia di due bambini educatissimi oltre che rispettosissimi della quiete altrui, la loro catatonica mamma e una passerella di varia umanità che fortunatamente sfila indisturbata non andando a intasare il reparto vero e proprio.
Mentre i minuti trascorrono leggiadri l’annoiato Carlo passa da un’indecisione all’altra. Giocare a Majong sul cellulare, leggere un ebook, provare a scrivere qualcosa, rispolverare una qualche vecchia chat abbandonata mesi prima o cosa? Per fortuna il suo amico gonfiore lo toglie dall’impaccio di scegliere, premurandosi di fargli sentire la sua vicinanza e il suo affetto con una sodale stretta al gomito.
Finalmente il numero del Nostro viene chiamato e alle ore 15:00 il trepidante Carlo accede alla tanto agognata visita medica. Ripetere per l’ennesima volta il motivo della sua presenza in quella struttura non è affatto un problema per il collaborativo Carlo, nonostante si faccia strada in lui la sottile preoccupazione che il fatto di aver dichiarato qualche linea di febbre nei giorni precedenti possa deviare l’attenzione dalla sua primaria necessità.
Infatti, la premurosa dottoressa di turno lo avverte che per la sua stessa sicurezza e quella dei suoi cari, dovrà essere trattato come “Sospetto Covid”.
Così il sospetto Carlo si ritrova catapultato in un vorticoso mondo finora sconosciuto in cui non deve muovere un muscolo, non può camminare ma rimanere seduto su una carrozzina, non può toccare nulla e al suo passaggio ogni normale essere umano deve nascondersi dietro un muro o allontanarsi deferente.
Un solerte quanto gentile infermiere gli piazza uno strano marchingegno nel braccio sinistro da cui tubicini e siringhe prelevano e iniettano, poi pronuncia la parola “Tampone”.
Dopo quella satanica procedura di cui tanto aveva sentito parlare il nostro eroe comincia a pensare che forse restare a casa e fare a meno del braccio destro non era poi una eventualità da scartare.
Le radiografie toraciche e al braccio sono infine un ameno diversivo prima di essere parcheggiato in una stanzina dall’accesso controllato in compagnia di un arzillo vecchino in barella, virtuoso della tromba senza strumento e della rinomata canzone “Infermiera, porta la padella o piscio nel letto”, di cui ripete la strofa portante a ogni piè sospinto.
Si sappia, il condiscendente Carlo è uomo di infinita pazienza e grande spirito, per cui non gli pesa affatto osservare l’orologio a parete svolgere il suo lavoro dalle 16:00 alle 21:00, mentre fuori dalla stanza scorrono persone in evidente difficoltà che onestamente necessitano più di lui di cure urgenti. Ogni tanto qualche operatore, passando e vedendolo nella sua condizione di Sospetto Covid, da lontano gli rivolge la domanda “come si sente, meglio?” e lui risponde malinconico “sì, ma io sarei venuto per il gomito…”, suscitando una compassionevole quanto rapida reazione.
Solo al cambio di turno, quando ormai tutti gli operatori, dottoressa compresa, sono tornati alle loro case, una giovane infermiera gli rivolge la salvifica frase “adesso la faccio uscire.”
Ed è così che improvvisamente al pietrificato Carlo viene revocata la condizione di sospetto covid, e anzi il nuovo dottore di turno si stupisce della richiesta di tampone, vista l’evidenza della presenza di un’infezione, causa di relativa febbre e la totale mancanza di ogni altro sintomo di covid.
Sono le 21:15 di un tranquillo lunedì quando lo scarcerato Carlo può finalmente riattraversare le porte del pronto soccorso e tornare alla sua vita normale, quasi incredulo, con il suo sacchettino di medicine e la terapia da seguire per poter finalmente sperare di tornare ad avere due gomiti speculari.

Il tampone ha dato poi risposta negativa, ma il possibilista Carlo non esclude di essere stato più a contatto con il simpatico virus in quelle otto ore che in tutto il resto della sua vita…

[Tratto da una storia vera]

Le mie pubblicazioni:

Heideen [Romanzo, Green Fantasy]

Lemniscatus, la catena dell’odio. [Romanzo, Giallo]

Racconti, Volume I [Antologia di racconti, vario genere]

Racconti, Volume II [Antologia di racconti, vario genere]

Racconti, Volume III [Antologia di racconti, vario genere]

Moses [Romanzo, Fantascienza, Giallo]

13 Comments

  1. Carlo
    soddisfatto Carlo
    annoiato Carlo
    trepidante Carlo
    collaborativo Carlo
    sospetto Carlo
    condiscendente Carlo
    pietrificato Carlo
    scarcerato Carlo
    quanti stati d’animo in una sola giornata. Solo un pronto soccorso in tempi di Covis può regalarne così tante alla stessa persona.
    (Giusto per abbozzarci su un sorriso 😉 )

    Piace a 2 people

  2. Penso anch’io che sarai venuto a contatto col Covid più in quelle otto ore che in tutto il resto della vita… il vecchietto con che suonava la tromba di preciso? Sono contento almeno che ti abbiano risolto il problema del gomito, sicuramente poteva accorgersene anche il tuo medico che c’era un’infezione, ma sembrano andati in palla… ma perché ti hanno fatto la radiografia al torace, per il Covid? Non credo per il gomito…

    Piace a 1 persona

    1. Sì, per vedere i polmoni. Il simpatico musicista faceva di necessità virtù, non avendo uno strumento a fiato ha sfruttato altri metodi di eiezione dell’aria… 😁
      Il gomito è in risoluzione, lenta ma costante.

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