#149 – Proposta

E’ il momento in cui Cristina spegne il motore della sua 500 che la tensione l’abbandona, di colpo, come una cascata d’acqua che trabocca dall’apertura di una diga. Si è accumulata con pazienza, tutta quella tensione. Fin da quando, mentre rientrava a casa il giovedì precedente, rimuginava fantasticando sull’offerta appena ricevuta. 
Goccia dopo goccia quella strana forma di ansia ha riempito l’invaso della sua mente con immagini prodotte solo dalla sua fantasia ma che avrebbero potuto avere una possibilità anche nel mondo reale. 
Ed eccola questa realtà fino ad ora soltanto immaginata, che prende forma in questo momento, ora che solo pochi passi la separano dal sapere. 
Il pianto arriva leggero, discreto e silenzioso a rovinarle il trucco appena accennato. Quel tanto che basta a farle cercare la piccola pochette porta trucco nella borsa. Lo stesso identico gesto consumato solo qualche settimana prima, sempre nella sua amata 500, sempre per colpa di una ansiosa agitazione prima di un colloquio di lavoro.

Era entrata in un mondo che le era fin da subito sembrato meraviglioso. Un’azienda all’avanguardia, uffici direzionali moderni, incredibili, in cui subito era stata messa a suo agio da impiegate gentili e sorridenti. Il colloquio con il capo del personale aveva avuto il solo scopo di introdurla direttamente alla fondatrice e amministratrice unica della società.
Cristina si era trovata di fronte una donna a cui era difficile pensare come a qualcuno che ha superato da parecchio la mezza età. L’aspetto di una trentenne unito alla regalità e autorevolezza di una donna abituata da sempre al comando. 
Miriam le era andata incontro con un sorriso ammaliante e parole gentili. Cristina stentava a credere in tanta fortuna tutta insieme. Aveva iniziato a  lavorare il giorno stesso. Perfino Andrea quando la raggiungeva a casa la sera veniva contagiato dal suo entusiasmo nel racconto della giornata, di quanto erano meravigliose le sue colleghe e di come quel nuovo impiego e tutto il sistema di lavoro fosse stimolante.
Andrea aveva chiesto, non senza un velo di malizia, come fossero i colleghi uomini. E su questo frangente Cristina aveva fieramente affermato che l’intero organico era composto solo da donne, per volere e vanto della fondatrice, Miriam.

Inutile aspettare ancora, Cristina esce dall’auto e si dirige verso il grande e luminoso ingresso vetrato del palazzo. Preme un numero sulla pulsantiera dei citofoni e solo un secondo dopo il vano della porta scivola di lato. Un passo e il grattacielo più alto della città la inghiotte. Uno degli ascensori si apre, in attesa.

L’ascensore si richiude così lentamente che Cristina è più volte sul punto di correre fuori dal piccolo appartamento per bloccarne la porta salvo poi un istante dopo decidere di rimanere immobile mentre Andrea sparisce all’interno di quella piccola scatola di latta. Quando la porta si chiude definitivamente e il display indica la discesa lei resta immobile, incapace per parecchi minuti di tornare all’interno dell’appartamento. Cammina poi per tutta la casa, cercando di non pensare alla decisione appena presa. Si mette a pulire dove è già pulito e a riordinare dove è già tutto in ordine. Ma ogni oggetto che le capita sotto gli occhi le ricorda un momento vissuto con lui. Cerca quindi di dormire ma senza risultato, prova a perdersi in una serie tv o ascoltare canzoni tristi per accompagnare la sua malinconia. Ma non c’è serie tv che non abbiano già visto insieme abbracciati sul divano o canzone che non abbiamo cantato nel lunghi weekend in auto verso il mare.

I piani sul display dell’ascensore scorrono verso l’alto con una velocità che stupisce Cristina. La musica riarrangiata di un pezzo in voga qualche anno prima accompagna la salita. Si ritrova a cercare di ricordarne il titolo e l’autore con il solo risultato di riconoscerla come la stessa melodia che ha sentito durante l’attesa al telefono, ore prima, mentre aspettava che la segretaria personale di Miriam gliela passasse in linea. Cristina, cara, le aveva poi detto, devi assolutamente venire a cena da me questa sera. Ti devo parlare di Andrea.

Non fargli conoscere tuo marito, le aveva detto una collega, anzi non le dire nemmeno che hai un marito, un compagno, anche solo un amico. Una frase veloce, sussurrata davanti alla macchinetta del caffè, tra una battuta sulla convention e un resoconto dell’andamento settimanale. Parole che sembravano buttate lì come per caso, come se se quella collega stesse parlando da sola, riflettendo tra sé. Ma Cristina le aveva già parlato di Andrea. Miriam sembrava sinceramente interessata alla loro storia, a come si erano conosciuti, dove vivevano, quali progetti avevano insieme. Aveva espresso ammirazione per le loro foto delle vacanze pubblicate sui social e Cristina aveva raccontato, a metà tra l’orgoglio di potersi vantare di una così bella storia d’amore e il sentirsi onorata della confidenza che aveva raggiunto con Miriam. 
La proposta giunse inaspettata, un pomeriggio ben al di fuori dell’orario di lavoro, nell’ufficio direzionale di Miriam. 
“Questo è quello che ti offro.” Le disse facendo scorrere un foglio intestato dell’azienda verso di lei. Cristina era rimasta sbalordita dalla cifra e dalla posizione di pregio nell’organico.

L’ascensore si ferma ma Cristina se ne accorge solo perché i numeri sul display hanno smesso di avanzare. Ultimo piano. Deve suonare un campanello per poter accedere. Allunga una mano.

Andrea allunga la mano e il foglio scivola dalle dita di Cristina alle sue.
“E’ uno scherzo?” chiede sorridendo.
“No, non credo.” Risponde lei, sempre sorridendo.
“Ok ma dai, non possiamo mica accettare…” Continua lui, dubbioso.
“No… certo che no…” Conferma lei, meno convinta.
“Certo che una cifra così…” Commenta lui, scherzoso.
“Non ci pensare nemmeno eh… vabbé poi ci sarebbe lo stipendio da dirigente. Eheh, ma ovvio, non possiamo accettare.”
“Magari le preparo una cena a domicilio, che dici? Potrebbe accontentarsi?” 
Lei sorride colpendolo scherzosamente con dei pugni sulle spalle. “Non saprei, sei un bravo chef ma ho paura che la nostra Miriam sia abituata a cuochi stellati, e poi sospetto che vorrebbe comunque assaggiarti per dessert…” 
“E sarebbe così grave?” 

“Cristina cara! Vieni, accomodati.”
Miriam la accoglie con un sorriso ammaliante. È affascinante, Cristina non può negarlo. Non ha potuto negarlo nemmeno Andrea, quando ne ha visto la foto sul profilo dell’azienda. Quando la luce nei suoi occhi ha cambiato tonalità. 
“Ciao Miriam.” Accenna timidamente, lasciandosi abbracciare dalla femmina che le ha chiesto di poter comprare il suo uomo, almeno una volta. 
“Vieni cara, seguimi nello studio, dobbiamo solo sbrigare qualche piccola faccenda amministrativa dopodiché potrai rivedere Andrea.” E Cristina non può far altro che seguire la donna che le sta, che le ha, cambiato la vita. La osserva camminare due passi avanti a lei, sinuosa nel suo vestito di alta moda mentre cerca di scacciare le immagini che inevitabilmente le tornano alla mente, mentre si sforza di non pensare alle mani di Andrea che scivolano lente su quelle curve e si domanda se potrà mai accettarle di nuovo su di sé, o se addirittura lui potrà mai amarla ancora allo stesso modo. Si ritrova seduta di fronte a una piccola scrivania, di nuovo con un foglio intestato a fissarla.
“E’ un normale contratto, una formalità.” Le sussurrano le labbra perfette di Miriam mentre le porge una lussuosa penna stilografica.
“Un normale contratto…” Ripete Cristina immaginando Andrea baciare quelle labbra.
“In realtà, cara, devo farti una confessione.”
Cristina è tutta orecchi, avvertendo un diverso e nuovo tono di voce che non è abituata a sentire in Miriam. 
“Come avrai capito, non è la prima volta che chiedo questo particolare tipo di cortesia alle ragazze che lavorano per me. Solitamente, l’offerta che ti ho già sottoposto è ampiamente sufficiente a onorare il servizio reso. Ma nel nostro caso, no, non è abbastanza. “
Cristina annuisce, indecisa se essere fiera di Andrea o se odiarlo. 
“Per questo ti ho invitata a cena questa sera. Qui c’è la nuova proposta. Basta una tua firma in calce. Cifra e posizione nella società sono ben evidenziati qui. Ovviamente contiene una piccola clausola di riservatezza, puoi immaginare. Accettando sei tenuta al segreto aziendale. Non puoi assolutamente rivelare nulla di quello che riguarda l’azienda, compresi i nostri rapporti personali e tutto quello che è successo e che succederà tra noi. Capisci, ho dovuto prendere delle precauzioni. Vuoi prenderti il tempo di leggerlo?”
“Forse dovrei…” Risponde Cristina, lo sguardo inchiodato alla carica che le viene offerta nel contratto. “… Davvero mi stai offrendo di diventare tua socia?” 
“Di minoranza, ma sì. Puoi immaginare da sola gli utili annui, in fondo sei una contabile eccellente.” 
Un perfetto butler inglese si palesa sulla porta dello studio, accennando alla sua presenza con un piccolo inchino. “Madame, il signor Andrea è pronto per la cena.”
La frase del maggiordomo spazza ogni dubbio di Cristina, che accetta la stilografica ancora tra le mani della padrona di casa e firma il contratto. Tira un profondo respiro liberatorio e si alza, stirandosi la gonna e abbandonando alle spalle ogni remora.
Miriam sorride e con un gesto quasi materno le accarezza il volto. “Cara, vedo nei tuoi occhi che finalmente ti sei liberata. Andiamo, sono sicura che a questo punto sarai affamata. Andrea ha contribuito in prima persona alla buona riuscita di questa cena. Non mi avevi detto che è anche un ottimo chef.” E si incammina, veloce, verso il salone. Senza nemmeno voltarsi rivolge un ultimo commento alla giovane donna, “devi essere orgogliosa di lui, sai? E’ stato meraviglioso…”
Il breve tratto che Cristina è costretta a percorrere alle spalle del butler e di Miriam le sembra il percorso più lungo e faticoso che abbia mai fatto, dopo quelle ultime parole. Si muove come in catalessi, portando i piedi uno avanti all’altro senza una reale motivazione, quasi strusciando le scarpe eleganti che ha scelto per l’occasione e che ora, dopo essere appena diventata molto, molto ricca, le sembrano così pacchiane. Vede Il maggiordomo fermarsi sulla soglia di un grande salone, la sala da pranzo arredata con un grande tavolo di cristallo apparecchiato per due. Miriam entra e viene aiutata a sedersi da un altro cameriere, più giovane e intimorito, forse alle prime armi. Il maggiordomo anziano invita Cristina ad entrare e la fa accomodare a tavola. Lei accondiscende a tutte le richieste come una bambina ubbidiente, frastornata, ormai ansiosa solo di rivedere Andrea, perché nonostante tutto ha ancora bisogno di sapere che fra loro nulla è cambiato, deve poter trovare nel suo sguardo quell’ancora di sicurezza che ora le sembra scivolare in profondità senza una catena di ancoraggio.
Perché Andrea è l’uomo della sua vita. Se ne convince sempre di più, mentre aspetta di rivederlo. Perché è l’unico uomo che le abbia mai dato sicurezza, stabilità, felicità. Perché deve convincersi che lui la ami a tal punto da sacrificare se stesso e il suo orgoglio per poterle dare quella sicurezza economica che hanno sempre cercato. 
Sì, pensa Cristina, non importa cosa sia successo, non importa nulla perché nessuno ne saprà nulla e perfino loro dimenticheranno tutto, se non subito tra qualche tempo. Ne è convinta ora, talmente convinta che riesce perfino a sorridere, riesce perfino a immaginare di poter comprare una casa simile a questa, da dividere con lui, ora che entrambi se lo possono permettere. Sorride ancora quando le portate iniziano ad arrivare e cibo e vino si mescolano alla voce allegra di Miriam che la riempie di aspettative per la sua futura vita da manager. 
Sorride ancora un poco inebetita dall’euforia della fortuna economica in arrivo e dall’effetto dell’alcol già arrivato, mentre rendendosi conto che le portate hanno smesso di arrivare, domanda se ora Andrea le può raggiungere, sentendosi anche leggermente in colpa per non averlo chiesto prima. 
Miriam annuisce vistosamente stupita, il volto ancora attraversato dall’allegria provocata dall’ultima battuta. “Oh, cara, pensavo lo avessi già capito. Andrea è sempre stato a tavola con noi…” risponde mentre con il bicchiere ancora in mano le indica quello che avanza dell’arrosto sul vassoio da portata.

 

 

 

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Alla prossima.

 

14 Comments

  1. Ho letto… stupendo… meraviglioso… fino al flash finale, che è decisamente d’effetto, ma ho avuto quasi un 🤮…
    Da vegetariana, quale sono, non ti dico che impressione!
    Però… se devo analizzare il testo, da autrice: che maestria!
    Complimenti 🙏 mi inchino a tanta bravura 👍
    Ps: d’altra parte il cameriere lo aveva detto “Andrea è pronto” avrei dovuto intuirlo… invece il sospetto non mi ha sfiorata.
    Questi ricchi che non sanno più come emozionarsi 🙄
    Ancora complimenti 👍

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    1. Grazie davvero. Io sono vegano, figurati…
      In effetti scrivendo avevo paura di svelare troppo sul finale. La musica che Cristina sente in ascensore è Maneater di Hall & Oates e in un primo momento avrei voluto citarla. Ma avrebbe detto troppo.
      Grazie ancora per i complimenti.

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      1. per la musica non so dirti… forse avrebbe fatto intuire qualcosa “shell chew you up” però poteva anche essere un semplice indizio, come altri che hai messo, che comunque non avrebbe fatto supporre nulla di più.
        Ragionandoci bene, come ti dicevo, qualche indizio lo avevi messo qua e la: gli avvertimenti impauriti delle colleghe (una donna tradita è arrabbiata non spaventata)… le parole scambiate durante la firma del contratto… le parole del cameriere… le stesse parole di Miriam: “Andrea ha contribuito in prima persona alla buona riuscita di questa cena” 😉 Eccezionale!
        E poi una donna potente e determinata come la nostra Miriam, che ama gli uomini (nel senso che ci vuole andare a letto, non come pietanza) non avrebbe un’azienda solo di donne, ma si circonderebbe di ciò che ama vedere e toccare… ^_^
        Sai mi hai fatto tornare in mente la prima volta che ho visto “Il sesto senso”, ho voluto subito rivederlo per cogliere tutti i dettagli che non avevo notato perché davo per scontato che lui fosse vivo…
        Ancora bravo, complimenti meritati ^_^
        Buona giornata
        Sara

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        1. Pensa che io Il sesto senso l’ho visto una sola volta. Il finale mi ha letteralmente ghiacciato. Meraviglioso. È stato il primissimo film in cui si è utilizzata quell’idea. Poi ne sono venuti molti altri, alcuni meglio di altri, fra tutti The others.
          Sesto senso l’ho visto una sola volta e non ho ancora avuto voglia di rivederlo proprio per non rovinare il ricordo di quella prima e unica visione. Per cui il tuo accostamento mi rende felice.
          Buon proseguimento.

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          1. non sono solita rileggere libri o rivedere film, lo ritengo uno spreco di tempo che potrebbe invece essere impiegato nel leggere/vedere cose nuove… però ci sono alcune eccezioni e il sesto senso é tra queste.
            Le visioni successive non mi hanno rovinato le prime emozioni, anzi… e come se mi fossi gustata di più ogni dettaglio 😉
            Buona domenica 😘

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