#128 – Un piccolo aiuto

Ancora un sorso, pensa Paola, ancora uno, di quel cocktail indefinito che le hanno propinato senza che nemmeno lo chiedesse. E’ compreso nel biglietto, hanno detto. Entrata e consumazione. Avrebbe preferito un analcolico, ma a quanto pare non ne servono. E allora lo beve quell’intruglio, perché a Paola non piace sprecare. Sprecare il tempo, le energie, il cibo. Anche se servire sgrassatore per pavimenti al limone spacciandolo per un cocktail esotico pare troppo, nonostante il ghiaccio, l’ombrellino e l’eccesso di zucchero. Almeno questo è ciò che pensa quando ormai del sedicente cocktail ne ha fatto fuori metà e il retrogusto chimico si mescola agli effetti dell’alcol e le permette di vedere draghi purpurei fare slalom tra i cubetti di ghiaccio in quel piccolo mondo di cristallo.
Ancora un sorso e poi ha deciso di alzare lo sguardo sul ragazzo del tavolo numero quattordici. Perchè lo sente lo sguardo di lui che si appoggia ai suoi capelli, sulle sue spalle, e lì indugia, fino a scappare via di corsa appena lei accenna a rispondere, a quello sguardo.
La cannuccia di metallo raschia il fondo del calice e del veleno alla lavanda ormai è rimasto solo l’odore, perfino i draghi se ne sono volati via, privati del loro liquido habitat naturale.
Ecco, adesso. Questo sarebbe il momento di muoversi, mentre lui la sta osservando carambolando fra le teste e i corpi di tutti gli altri clienti del locale, mero inutile riempimento di sottofondo alla danza che si sta compiendo tra loro. Ora lei dovrebbe alzare gli occhi e inchiodarli ai suoi, ma i muscoli del collo non ubbidiscono all’ordine di contrarsi e sollevare il cranio. Alcool o paura?
“E dai, deciditi.” La incita Michela, mentre si sistema una spallina del reggiseno che sfugge da sotto il vestito. “Sennò che siamo venute a fare in questa sottospecie di balera vintage? Se restiamo ancora un po’ qui sedute la muffa delle poltroncine ci ingloba.”
Paola non demorde nell’intento di perforare il fondo del bicchiere picchiettandolo con la cannuccia ma con il solo risultato di far innervosire la cameriera che ormai l’ha etichettata come cliente ostile. “Non è che dobbiamo per forza quagliare…” Risponde poi, cercando di convincere più se stessa che l’amica, che sembra avere raggiunto il livello minimo della sua scorta di pazienza.
Michela si alza di scatto, alliscia la minigonna e sistema inesistenti pieghe nel top ricoperto di paillettes, incurante dell’ennesima torva occhiata di disapprovazione lanciata da Paola. “Ok.” Annuncia quindi. “Allora ci penso io.”
Paola sussulta come se un calabrone avesse appena deciso di trovar casa sotto la sua camicetta. “Non ci provare!” Intima, con un po’ troppa veemenza e sollevandosi di scatto.
Nonostante la musica alta e il deciso vociare diffuso che cercano di superare un qualche record di decibel sopportabili, molti si voltano a guardarla, qualcuno sorride e la cameriera con un gesto atletico degno del Cirque du Soleil tronca le intenzioni suicide del bicchiere da cocktail che approfitta del momento di distrazione per lanciarsi giù dal tavolino.
Paola si ricompone immediatamente, torna a sedersi e a fissare il piano di fòrmica consumata del tavolino iniziando a giocherellare con gli occhiali. “Non ci provare.” Ripete ancora, a denti stretti.
“Troppo tardi.” Annuncia Michela sorridendo ma tornandole accanto.
“Oddio. E quando?”
“Prima. Mentre eri alla toilette.”
“Cosa? Ma tu eri con me!”
“Tesoro, non è che siamo rimaste proprio tutto il tempo insieme…”
Paola chiude gli occhi, fa sparire il mondo, inspira, trattiene, espira. Immagina Michela che sfugge dalla toilette delle signore e senza vergogna si presenta al tavolo quattordici con una delle sue battute discutibili ma che riescono sempre a far colpo sugli uomini. “Che gli hai detto?”
“Veramente ho parlato con il suo amico, si chiama Arturo. L’ho beccato al bar. E sai che ti dico? Che non è niente male. Un tipo veramente interessante. Da quello che mi ha raccontato è chiaro che tu e il suo sodale, che per la cronaca di nome fa Tom, siete fatti l’uno per l’altra. Anche lui è una frana completa con l’altro sesso. È indeciso come un bradipo che deve scegliere se farsi una dormita o schiacciare un pisolino, però tu gli piaci e anche parecchio, per cui lascia fare a me e se va bene possiamo imbarcare tutte e due stasera.”
“Oddio, non sono venuta qui per imbar…”
“Lo so, lo so, cerchi una relazione stabile, scopo matrimonio, figli, casa, villeggiatura e tutte quelle robe lì che ti ha inculcato tua nonna da piccola. Ok ragazza, hai vinto la lotteria, le vuole anche lui tutte queste cose, ma se continui a comportarti come la zia Luigina mi diventi suora come lei e non andiamo da nessuna parte. Per cui, prendo io l’iniziativa.”
“No, che fai?”
“Gli ho fatto segno di avvicinarsi.”
“Oddio…”

La musica alta non c’è più, la cacofonia di voci nemmeno, il locale affollato ha lasciato il posto all’appartamento di Paola. La padrona di casa e l’uomo della sua vita appena incontrato sono sul divano color panna, o almeno lo sarebbe se non fosse ricoperto da un telo a scacchi colorati, e ridono e parlano e ridono come fossero amici di vecchia data che si raccontano e completano a vicenda. I calici di vino rosso aiutano a scaldare l’atmosfera, così come il finto camino acceso nello schermo tv, unica fonte di luce dell’ambiente.
Poco più in là Michela s’appoggia mollemente all’isola della cucina a vista con un’espressione beata e tranquilla sul volto, studia i riflessi delle finte fiamme sul vino nel bicchiere e si concede un altro sorso.
Abbiamo fatto un gran bel lavoro.” Sussurra poi sollevando il calice di vino verso Arturo.
“Assolutamente d’accordo.” Risponde questo, accanto a lei. “Certo è tutto merito tuo. Tom proprio non ce la faceva a muoversi. Appena vista Paola non ha capito più nulla.”
“Sono fatti l’uno per l’altra. E noi? Come mai non ci siamo incontrati prima?” Chiede la donna ammiccando vistosamente. Lui finge di non accorgersene. Si prende il tempo di assaporare il vino come se lo bevesse per la prima volta.
“Tom è entrato da poco nella community, di conseguenza anch’io. Siamo inseparabili da poco più di due mesi.”
“Davvero? Oh. Sei un poppante, Arturino. Mi sa che devo insegnarti tutto, allora.”
Arturo sorride. “E tu e Paola invece?”
La donna si sposta quel tanto per addossarsi languida a lui, abbandonando il suo bicchiere. “Ah, ragazzo, sono entrata nella vita di Paola quando ancora portavamo entrambe il pannolino. I suoi erano tipi impegnati, volevano un punto fermo per la loro bambina. Siamo come sorelle. Abbiamo condiviso tutto. O quasi. Direi che ora è meglio se non restiamo a vedere quello che stanno per fare…”
“Oh certo, meglio se li avvertiamo.” Arturo accenna a dire qualcosa per farsi notare da Tom, ma senza successo. Michela scuote la testa e lo blocca con una pacca sul torace. “Lascia, faccio io.” Poi alza la voce in direzione del divano. “Hey, razza di porcelloni! Vi siete dimenticati di noi?”
Il groviglio di movimenti sul sofà si blocca all’istante, poi due facce stupite fanno capolino dallo schienale.
“Oh cavolo,” commenta Paola, “siete ancora lì?”
“Aha…” risponde Michela, facendole l’occhiolino.
“Che imbarazzo, cosa dobbiamo…” Aggiunge Tom, guardando Paola con aria interrogativa.
La ragazza non perde tempo a spiegare, allunga una mano verso il polso di lui e preme un piccolo pulsante sul bracciale, si volta verso Michela, rimasta sola, e mima un silenzioso a domani, mentre disattiva anche il suo bracciale.
Michela riesce appena a scoccare un bacio in direzione della sua User e poi scompare sorridendo.

19 Comments

    1. Molto meno poetico… Ho immaginato l’evoluzione degli assistenti digitali personali in forma di ologramma che ti seguono e supportano ovunque e in ogni situazione. E diventano una specie di proiezione di quello che vorremmo essere. Il titolo provvisorio del racconto era Daimon Digitali, ma avrebbe ovviamente svelato troppo.
      Grazie come sempre di esserci (anche se in forma digitale 😁).

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  1. Non siamo molto lontani! L’altro giorno leggevo di robot-badanti che stanno testando in qualche ospizio del Giappone… io comunque vorrò una badante in carne e ossa. Bel racconto Walter, mi aspettavo che i due fossero dei diavoletti che si erano messi insieme per dare una mossa ai due “imbranati”, e invece come al solito ci hai sorpreso con uno dei tuoi finali… dove evolverà poi tutta questa intelligenza artificiale? Se si accorgono di essere più intelligenti di noi potranno anche decidere di fare a meno di noi? (dilemma di più di un romanzo di fantascienza…) ciao Walter!

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    1. Parte della risposta alle tue domande puoi trovarla in un film del 2013.
      Her, con Joaquin Phoenix e la voce di Scarlett Johansson. Parla di sistemi operativi basati su intelligenza artificiale. Personalmente l’ho trovato un filo palloso e superficiale. Ma il finale può risponderti. Ora non ti resta che sorbirtelo, sempre tu non l’abbia già fatto…
      Sempre grazie per la tua attenzione.
      Buona serata.

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