#124 – Patchwork

Quello che so è che amo i tuoi piedi. Nudi o accarezzati da calzari che altro non possono fare se non esaltarne la forma già perfetta.
Quello che so è che amo le tue ginocchia, il loro incavo delicato e sensuale, splendide pause di gambe affusolate che trasmutano ogni tuo passo in una coreografia.
Quello che so è che amo il tuo sedere così rotondo (come già disse il moderno poeta), il vortice ipnotico del tuo ombelico, l’allettante pendenza del monte di Venere e la sinuosa pienezza del tuo seno.
Quello che so è che amo le tue braccia leggere e le tue mani eleganti.
Quello che so è che amo il tuo collo, magico ponte tra il corpo materiale e l’anima celestiale. Amo il tuo viso, incarnazione magistrale di ogni mio desiderio, rifugio ultimo della bellezza divina.
Quello che so è che farò mie parole altrui; vorrei contare i tuoi capelli, fino all’ultimo, senza sbagliare. E confonderli. E ricominciare.
Quello che so è che amo tutto quel che sei e che sarai, non appena le cicatrici delle suture saranno guarite e potrò così risvegliarti.
Quello che non so è come disfarmi di ciò che avanza dei corpi da cui ho prelevato le parti che ti compongono.

E siccome vige la pari opportunità:

Quello che so è che amo i tuoi piedi. Larghi, solidi, in grado di affrontare qualsiasi terreno.
Quello che so è che amo le tue gambe, lunghe leve possenti che come colonne d’Ercole trasmettono stabilità e infondono forza.
Quello che so è che amo affondare le unghie nelle tue natiche sode, far scivolare i palmi delle mani sui muscolosi avvallamenti dei tuoi addominali, indugiare nel centro del tuo mondo, immaginando.
Quello che so è che amo le tue spalle larghe, le tue braccia muscolose in grado di abbattere montagne e abbracciare con delicatezza.
Quello che so è che amo i tuoi occhi a cui basta uno sguardo per capire e farsi capire, celati da capelli folti e ribelli, espressione visibile della tua mente acuta e aperta.
Quello che so è che amo l’idea di quello che potresti essere e che sarai, perché devo convincermi di non aver sacrificato invano sette uomini quasi perfetti per averne solo uno, interamente perfetto.
Quello che non so è quanto ci vorrà ai miei Yorkshire per smaltire tutta quella carne.

15 Comments

  1. A parte la citazione del famoso poeta Jova, che ho colto subito ( vedi la mia elevata cultura) ho dovuto rileggere il racconto più volte. Ed ogni volta ci ho letto un significato diverso. Mi hai ricordato il film spagnolo Nella tua pelle

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    1. Il film non l’ho visto ma ho appena googolato (si dice così?). Volevo giocare col mito di Frankenstein (junior, possibilmente). Che poi come spesso accade inizio a scrivere con un obiettivo e mi viene fuori tutt’altro.
      Eh eh, la prima citazione è facile. È sulla seconda che bisogna essere cintura nera…
      Grazie, per la costante pazienza con la quale mi leggi ogni mattina presto. 😁

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  2. Sei l’unico che mi affascina sempre di più, parola dopo parola nutri la mia insaziabile voglia di qualcosa di nuovo scritto da te. Racconto dopo racconto dimostri la tua mostruosa capacità di malleare le parole. Complimentoni. Scrivi mille libri che me li compro tutti.

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    1. Eh sì, ovviamente trasponendo la storia al femminile è venuto meno il finale. In realtà avrei voluto differenziarlo non facendo passare la donna come una serial killer. Ho dovuto scegliere tra gentilezza e parità.
      Grazie.

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