#121 – Storia di Azzurro Palloncino

Azzurro nacque in un’anonima fabbrica statale di un’anonima provincia cinese. Appena nato, neanche il tempo per rendersi conto d’essere frutto di un parto plurigemellare, si ritrovò inscatolato, pressato come una sardina (benché non avesse idea di cosa fosse una sardina) insieme a centinaia di suoi fratelli di ogni colore. Non poté quindi rendersi conto di viaggiare per mezzo mondo, partendo da Shanghai e attraversando due continenti prima di arrivare in Italia.
Quando la scatola si riaprì Azzurro e i suoi fratelli furono avvolti da una luce ben più calda e luminosa di quella sprigionata dai neon della fabbrica natale. Un silenzioso moto di meraviglia percorse tutti i palloncini della confezione. Quello che avvenne nei secondi successivi causò un tale turbinio di emozioni in Azzurro da segnarlo per il resto della vita.
Il mondo gli scivolò attorno a velocità inaudita mentre veniva afferrato, sollevato, sbattuto a terra, ripreso e tirato come un elastico per un tempo che gli parve infinito. Non aveva idea di cosa succedesse ai suoi fratelli, immaginava soltanto che anche loro potessero subire un trattamento simile. Infine qualcosa lo penetrò con violenza e per qualche istante credette di morire. Si domandò cosa avesse fatto di male per meritare una simile tortura. Un qualche gas lo riempì talmente tanto da fargli credere d’essere sul punto di esplodere. Poi tutto finì. Improvviso com’era cominciato.
Si ritrovò leggero a galleggiare nell’aria, e fu una sensazione meravigliosa. Ben presto attorniato dai suoi colorati fratelli, a condividere l’ebbrezza del volo, seppur trattenuti da cordicelle di spago.
Ma come tutti i momenti di felicità, durò solo un attimo. Qualcuno lo prese e lo divise dal gruppo, trascinandolo via, fuori, lontano dai preparativi di quella che si prefigurava come una gioiosa festa di compleanno. Venne legato al tronco di un albero adiacente alla strada, in prossimità del cancello d’ingresso al cortile della festa.
Solo.
Vide le auto arrivare, le famiglie congiungersi e festeggiare, bambini ridere e scherzare sotto a un sole allegro e luminoso. Osservò i suoi fratelli punteggiare di colore ogni angolo del giardino in festa, come fiori primaverili in un campo odoroso di dolciumi e frittelle. La brezza gentile li faceva ondeggiare leggermente, legati a gruppi, mentre Azzurro picchiettava ritmicamente contro il ruvido tronco dell’albero.
Provò invidia per loro, e rabbia verso il suo solitario destino, ma non per molto.
La tragedia giunse improvvisa, senza un apparente motivo, come tutte le tragedie.
I mazzi di palloncini furono staccati dalle loro sedi e divisi, separati, ognuno passato di mano in mano fino ad entrare in possesso dei bambini, che cominciarono a farli esplodere ridendo e urlando come belve impazzite. Azzurro assistette alla strage dei suoi fratelli impotente, tremante e terrorizzato.
Provò un moto di sollievo solo per quei pochi che riuscirono a sfuggire all’ecatombe scivolando dalle mani dei loro aguzzini. Li vide volare via, allontanarsi nel cielo azzurro. Ma non fece in tempo a rallegrarsi per loro. Alcuni adulti li presero di mira facendoli esplodere a colpi di pistole a pallini.
Nessuno si salvò.
Nessuno, tranne Palloncino Azzurro, che visse più di quanto si sarebbe aspettato, legato al suo albero, abbandonato ma scampato a una fine atroce.
Col tempo il suo vivace colore azzurro si sbiadì, si sgonfiò e raggrinzì, lentamente ma inesorabilmente.
E infine se ne andò trasportato da un colpo di vento, leggero come una farfalla.

Tratto da una storia vera

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