Il Gioco

“C’è qualcuno?” Bisbiglia Roberto.
Nessuna risposta.
Roberto non si muove. Non vuole, non riesce, non deve nemmeno farlo, come gli hanno spiegato. Deve rimanere fermo e zitto fino a quando qualcuno non gli darà il via libera.
Ma il tempo trascorre silenzioso e Roberto inizia a preoccuparsi. Nulla gli impedisce di muoversi fisicamente. Solo quella leggera paura. Una paura fredda e sottile che non provava da molto tempo e adesso lo sta bloccando lì, immerso in quelli che, crede, perché nella totale oscurità non riesce a vederli, siano dei cubotti di gommapiuma.
Quella mattina ha ascoltato attentamente la spiegazione del tecnico. Ha seguito pedissequamente le istruzioni. Piegato appena le ginocchia, poggiato le mani sulle gambe.
Tutto ok. Fatto tutto bene. La caduta di prova è stata perfetta, molto meno impressionante di come si aspettava. I ragazzi di sotto l’hanno aiutato a rialzarsi e a uscire dalla struttura, facendogli anche i complimenti.
Ma adesso è diverso. È tutto buio, silenzioso. Non arrivano suoni o voci dall’alto e la caduta è sembrata durare un po’ di più di quella mattina. Roberto aspetta ancora, magari a causa di un blackout è andata via la luce o forse durante la registrazione tengono le luci spente, pensa. Poi però un dubbio inizia a farsi strada. Ci dev’essere qualcosa che non va.
“C’è qualcuno?” ripete.
Alla fine vince la resistenza dei muscoli e si muove. A fatica e a tentoni si mette in ginocchio, ma la posizione è instabile. Sicuramente è atterrato su cubi di gommapiuma, come doveva essere.
Alla cieca cerca le sponde di metallo che dovrebbero essere tutte intorno, ma non le trova. Piano e con prudenza si porta in avanti. Le mani infine poggiano su una superficie dura, negli occhi inizia a scemare la luce dei riflettori e a insinuarsi l’oscurità, lentamente le forme si delineano. Quando arriva a sedersi su quello che sembra un pavimento di cemento grezzo, Roberto è in grado di vedere a sufficienza per capire di trovarsi in una stanza. Una zona è occupata dai cubi di gommapiuma su cui è atterrato. Il resto è completamente spoglio, eccezion fatta per quello che sembra una vecchia coperta arrotolata.
Roberto si alza, lentamente e insicuro. Non ha in tasca nulla che possa servire a far luce, il cellulare ha dovuto lasciarlo prima di entrare, anche l’orologio non poteva portare. Si avvicina alle pareti e inizia a tastarle nella speranza di trovare un interruttore. A metà della ricerca un piccolo led azzurro si illumina in un qualche punto sopra la sua testa. Tanto piccolo da sembrare una stella lontana ma sufficiente a illuminare tutto l’ambiente. “Hey!” Grida ora. “C’è qualcuno?”
Ancora nessuna risposta. “Ma che cazzo!” Batte sulla parete. Più e più volte, con sempre maggiore intensità, mentre la sottile paura di prima si trasforma in ansia bella spessa. Quando smette di prendere a pugni il solido muro di cemento, l’unico rumore che resta è quello del suo respiro pesante. E un ticchettio. Si blocca, smette perfino di respirare per sentirlo meglio. Lo segue con l’udito, muovendosi piano per non sovrastarlo con il frastuono dei suoi passi. Individua l’origine del suono in un angolo, vicino al pavimento, dove il muro sembra leggermente scrostato. Si abbassa a gattoni per avvicinare la testa. È inequivocabilmente un ticchettio, come se qualcuno dall’altra parte del muro stesse tamburellando con qualcosa. Roberto si guarda attorno in cerca di qualsiasi cosa con cui poter rispondere al segnale. Non trovando nulla sfila la cintura e inizia a battere con la fibbia di metallo. Il ticchettio dall’altra parte si ferma.
“Eilà,” saluta una voce femminile che sembra arrivare dall’oltretomba.
Roberto risponde con un saluto, finalmente sollevato dal fatto di aver stabilito un contatto.
“Appena arrivato?” domanda la voce acuta dall’altra parte del muro, che arriva a lui attraverso un piccolo foro che ora Roberto vede, o almeno gli pare di vedere, tra le ombre blu generate dal led.
“Sì,” risponde.
“Oh, bene, bene.”
“Senta, mi fate uscire per favore? Ci deve essere stato un errore.” La voce non risponde. “E’ ancora lì?”
“Sì certo, e dove vuoi che vada?”
Di tutte le risposte che Roberto avrebbe voluto sentire, questa è senz’altro la meno gradita. “Cosa vuoi dire?”
“Tranquillo caro, tranquillo. Vorrei solo chiederti una cosa, prima di risponderti. Che giorno è oggi?”
“Oh Cristo… cosa vuol dire che giorno è oggi? Ma da dove mi stai parlando? Non sei una dello staff?”
Malgrado la situazione, Roberto riconosce una risata provenire dal buco. “Sono una concorrente, amico, proprio come te. Ora, gentilmente puoi dirmi che giorno è oggi?”
Roberto apre la bocca per parlare, se non poi accorgersi di non essere sicuro della risposta. “Oggi… è il… dovrebbe essere… aspetta, sono entrato che era lunedì, poi…”
“Non ti sforzare caro, non ti sforzare. Ti fanno perdere la concezione del tempo.”
Torna il silenzio, mentre Roberto metabolizza gli ultimi fatti accaduti. Si accuccia nell’angolo. I suoi occhi ormai si sono abituati alla scarsa luminosità. La mente analizza e incasella le informazioni.
Si trova in una cella. Non si vedono vie d’uscita. Il buco da dove è caduto e la piccola montagna di gommapiuma sono scomparsi, forse inghiottiti da una parete mobile che deve aver fatto la sua silenziosa comparsa mentre lui cercava un’altra via d’uscita. Solo un paio di pezzi di gommapiuma rimasti lì testimoniano che ci fosse realmente stato qualcosa. Vicino a quella che si conferma essere una vecchia coperta di lana dal probabile color marrone c’è un secchio, al cui utilizzo Roberto preferisce non pensare, almeno per il momento. Dopo un tempo impossibile da quantificare, si rivolge di nuovo alla sua unica amica, Vocinanelbuco.
“Perché?” riesce solo a chiedere.
Vocinanelbuco parla lentamente. “Non lo so con esattezza, penso non lo sapremo mai. Nessuno ha mai risposto ai miei appelli, da quando sono qui. E non so da quanto tempo sono qui. Quando mi addormento, al risveglio trovo del cibo. Avanzi della mensa, immagino, per cui ti puoi fare un’idea. È tutto quello che so dirti. Però una mia teoria me la sono fatta. Forse tu me la puoi confermare.”
“Sono tutt’orecchi.”
“Ricordi quando abbiamo firmato il Contratto di Partecipazione?”
“Vagamente.”
“Appunto. Chi legge mai le clausole? Io però le lessi, attentamente. Ma al momento non mi sembravano particolarmente strane. Sennonché, ripensandoci, sai io ho una memoria fotografica, sono abbastanza sicura che nel rigo riguardante la cessione dei diritti di sfruttamento dell’immagine…”
“Sì ricordo, diceva che potevano utilizzare ogni nostra ripresa filmata in loro possesso anche per utilizzi futuri senza chiedere ulteriori permessi.”
“Esatto ma nello specifico, una delle frasi recitava così: gli Autori e la Società si riservano altresì il diritto all’utilizzo e allo sfruttamento del Soggetto, per eventuali altre partecipazioni a Programmi e/o Eventi organizzati e proposti dalla Società, per un tempo consono alla durata del Programma e/o Evento stesso, senza previa autorizzazione del Soggetto in questione.”
“Vuoi dire… che stiamo partecipando a un altro programma? Una specie di reality che mostra gente imprigionata?”
Di nuovo la risata, soffocata da un paio di colpi di tosse. “Magari fosse così, caro amico. Credo invece che in qualche modo io, te, e forse chissà quante altre persone, non abbiamo rispettato appieno le linee guida della trasmissione. Io per esempio, mi sono distratta appena un poco alla quarta spiegazione del regolamento da parte degli Autori. E la cosa non è passata inosservata. E tu, cos’hai combinato?”
Roberto non ha bisogno di pensarci a lungo. Ricorda ancora benissimo lo sguardo contrariato del presentatore quando non lo ha visto rispondere immediatamente e con ilarità all’invito di aggregarsi al trenino dei concorrenti sulle note di “Meu amigo Charlie Brown”, nonostante pochi minuti prima gli autori avessero caldamente raccomandato di dare corda a qualsiasi desiderio del famoso anchorman.
E niente al mondo potrà cancellare il ricordo della falsa espressione di dispiacere di quell’uomo al centro dei riflettori quando Roberto non è riuscito a rispondere a una domanda improbabile e la botola si è aperta sotto i suoi piedi.
“Quindi, siamo finiti qui sotto perché non abbiamo portato il dovuto rispetto agli Autori?”
Vocinanelbuio sembra annuire con un lamento, poi continua. “E non hai ancora visto la parte peggiore…”
Roberto non ha il tempo di formulare la domanda. Senza alcun preavviso la cella si riempie di una luce tagliente e accecante. Si copre il volto con le mani, con le braccia, ma è inutile. La luce è talmente intensa da superare ogni protezione. Infine Roberto urla, urla come non ha mai fatto in vita sua, esternando tutta la paura e l’orrore che fino a quel momento aveva tenuto repressi. Lo fa nell’esatto momento in cui su una delle pareti compare il volto sorridente di Barbara D’Urso mentre presenta Domenica Live.

[based on a true story]

 

trenino bb
Non cercatemi, non mi troverete…
mazzilli
Rispondete senza usare Google…
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9 Comments

    1. Certamente, sono un lettore attento. Non me ne volere, personalmente ho avuto a che fare solo con autori di genere maschile e come avrai capito l’esperienza non è stata del tutto soddisfacente… Ma mi prendo le mie responsabilità ovviamente. In certi ambiti bisogna sapere stare al gioco (appunto) e io forse non l’ho ben compreso. Mi perdoni?
      E comunque dimmi tu se quella domanda non è fatta apposta per farti cadere… 😉

      Piace a 1 persona

    1. Paura? Non vorrei mai! Ammirazione, stima, quel tantinello di invidia, finanche arrivare a rasentare l’idolatria, quello sì, ma paura mai… Scherzi a parte, ho partecipato ormai più di due anni fa e ho metabolizzato da un pezzo la delusione. Cosa ci sia nella botola e dietro le quinte casomai te lo scrivo in privato, perchè ho paura di aver firmato qualcosa che mi impedisce di parlarne, pena la reclusione…
      PS: trovata la riposta alla domanda?

      Piace a 2 people

      1. L’ho cercata e non l’ho trovata neanche su Google 😅
        Ma queste domande sono illegali!
        Io lo guardavo ogni tanto e mi ha sempre incuriosito sapere se sotto ci fosse un materasso o altro…
        Io partecipai ad un provino per il “Gioco delle coppie”, ovviamente non mi presero 🙄

        Ps: la mia stima eterna ce l’hai già

        Piace a 1 persona

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