#107 – Tatoo

Prima di quel momento Giammario non ha mai pensato di farlo.
E non vi è stato, in realtà, un attimo preciso in cui l’idea ha preso domicilio in una sparuta manciata di neuroni nella sua testa. E’ solo che passando ogni giorno davanti a quella vetrina, quell’immagine fugace, impressa proprio al limite del campo visivo, l’ha infine portato a sviluppare quel tanto di curiosità e desiderio da indurlo a fermarsi.
Il primo giorno si è trattato solo di un paio di secondi, giusto per togliersi la curiosità di capire se quell’immagine poteva davvero interessarlo. Un’innocua sosta nel quotidiano tragitto tra l’ufficio e la fermata della Metro. Le soste si sono poi fatte più lunghe, ponderate, attese, si sono trasformate in lunghi momenti di studio e osservazione.
Ora, spesso Giammario perde l’abituale convoglio delle 17.16. Molte volte perfino quello delle 17.28. Una sola volta però quello delle 17.40.
Ma oggi Giammario non riesce a staccare gli occhi dalla foto in esposizione.
E’ solo una delle tante che, anche in maniera disordinata, affollano la piccola vetrina del negozio di  tatuaggi. Raffigurano i vari lavori che presumibilmente sono stati eseguiti dal tatuatore titolare. Disegni, scritte e simboli impressi su pettorali, glutei, gambe e braccia di uomini e donne.
Il soggetto che interessa a Giammario non è particolarmente originale, una testa d’aquila.
In realtà potrebbe raffigurare qualsiasi altro animale o soggetto. Quello che colpisce Giammario è l’assoluta precisione delle proporzioni, la gioiosa rappresentazione dei particolari, l’accuratezza dei giochi d’ombra e dei chiaroscuri.
E’ così che Giammario oggi perde anche l’ultimo convoglio della Metro che lo avrebbe portato in tempo alla coincidenza con il treno. Seguendo un istinto tribale entra nel negozio.
Un sottile e alto bancone separa l’ingresso dal resto del piccolo locale. Da questa parte solo un paio di sedie di plastica, diverse per aspetto e colore, una sponsorizzata da una famosa marca di gelati, l’altra che sembra arrivare direttamente da un circolo ACLI di periferia. Oltre il banco, una poltrona da tatuatore, attrezzature da tatuatore, inchiostri da tatuatore, e il tatuatore. Un omone talmente ricoperto d’inchiostro da poter rendere gli abiti un accessorio superfluo. E’ intento a consultare il suo piccolo computer portatile, quando Giammario si presenta.
A favore di Giammario si può dire che si tratta di una gran brava persona. Educato, a modo, ligio alle regole e scevro da vizi e cattiverie. Ma non per questo servile e remissivo quanto si potrebbe pensare, al contrario giusto e determinato nel modo di porsi e di affrontare la vita.
Anche il suo fisico riflette l’animo interiore. Magro, ma non ossuto, non bello ma neanche brutto, alto il giusto, insomma normale. A prima vista non certo il tipo di persona che desidera farsi un tatuaggio.
Per questo quando l’omone scarabocchiato lo vede, la sua prima reazione è quella di sorridere e domandare: “E’ sicuro di non aver sbagliato negozio?”
Giammario non ha esitazioni. Ormai ha deciso. “Buongiorno a lei. Sì, certo che sono sicuro. Sono qui per uno dei lavori che ho visto in vetrina.”
L’omone si erge in tutto il suo metro e ottantacinque di graffiti su pelle e sfodera un sorriso inquietante. “Benissimo. Quale?”
“La testa d’aquila.” Risponde Giammario controbattendo con un sorriso amichevole.
“Ah.” Esplode il tatuatore tatuato. “Il mio capolavoro!”
Giammario annuisce contento. In primo luogo perché ora è sicuro che il tatuaggio in questione è stato fatto proprio in quel negozio, in secondo luogo perché la sua valutazione sulla bontà dell’opera si è rivelata corretta. Sapeva che non poteva trattarsi di altro se non un capolavoro.
“Esatto,” risponde con voce resa forse troppo acuta dall’emozione, “lo vorrei!”
L’omone assume un’espressione seria. Studia il suo nuovo cliente con aria professionale. Si strofina il mento con una mano che sembra più indicata a spezzare pietre che a disegnare linee delicate su pelli vergini, poi scuote leggermente il capo. “Non saprei, vedi, quel tatuaggio ha un significato molto particolare per me. Vedi, in realtà si tratta di un mio disegno, che poi mi sono fatto tatuare qui, vedi, proprio sul cuore.” Confessa, mentre si solleva la maglietta per mostrare la testa d’aquila sul petto muscoloso.
Giammario non trattiene la mascella e il suo volto si trasfigura nella meraviglia. “Io… io… ma è bellissimo, è ancora meglio della fotografia! Devo assolutamente averlo.”
Il tatuatore sorride, come un bambino piccolo a cui il padre ha appena fatto il complimento tanto agognato. Riabbassa la maglietta, anche un filo emozionato, e con tutta la gentilezza che riesce a trovare, risponde. “Guarda, non è per deluderti, ma non credo di…. oh, al diavolo!” Gesticola come se dovesse scacciare qualcosa davanti a sé e si volta verso le attrezzature. “Andiamo, vieni, ti farò un’aquila che la mia al confronto sembrerà un pulcino. E sai cosa ti dico? Che te la faccio gratis!”
Giammario sorride appena, mentre osserva l’omone preparare un nuovo ago.
“Non ci siamo capiti,” sussurra, mentre da sotto la giacca estrae un coltello da caccia affilato, “io voglio QUEL tatuaggio…”

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