#86 – Perdono

Ti perdono.
Anche se non dovrei farlo, perché non te lo meriti. Ma ti perdono.
Non ho lacrime da piangere e non voglio farlo. Preferisco pensare a tutto il bello che c’è stato tra noi. A tutto il tempo che è passato dal nostro primo incontro, che fatico a realizzare. Molto, molto tempo.
Ti ricordo bene, quel giorno. Ti notai subito perché non eri come gli altri, in quel locale intriso dall’odore del passaggio di mille uomini, il tuo fresco profumo mi inebriava. Fosti l’unico a guardarmi. Guardarmi veramente intendo, negli occhi. Mentre mani sudate e distratte mi facevano passare come per gioco da un predatore all’altro, tu restavi in disparte e il tuo sguardo quasi si vergognava di incrociare il mio. Cosa facevi in quel girone infernale, tu che sembravi un angelo?
Come un angelo riuscisti a salvarmi.
Mi hai portata via, sapevi che non sarei durata per molto, un giocattolo fragile in mano a bambini maneschi. Non so come hai trovato il coraggio di farlo, ma ogni giorno ringrazio il cielo per questo. Presi coscienza della mia nuova condizione solo quando mi trovai qui, in casa tua, lontana dalle brutture del mondo. Hai avuto per me la considerazione e le attenzioni che non credevo potessero esistere. Sei stato gentile e amorevole. Inutile dire che ti ho amato da subito. Che ci siamo amati. Anche se tu qualche volta tendi a dimenticartene.
Lo so, sai?
L’ho sempre saputo.
Certe cose noi donne le fiutiamo ancora prima che accadano. Dicono che il tradimento sia insito nella natura dell’uomo. L’ho sentito in tv. O forse alla radio, non ha importanza. Ma almeno fino ad ora lo avevi sempre consumato lontano. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Altra stronzata sentita in qualche programma.
Che poi, ad ascoltare certe storie, quasi mi ritenevo fortunata. Per lo meno sei sempre stato rispettoso, non hai mai alzato neanche la voce con me, figuriamoci le mani. Per cui mi ripetevo che andava bene così. Sfarfallavi in giro, ma poi tornavi sempre a casa.
E chi hai trovato in tutti questi anni ad aspettarti? Io, certo. Ti ho aspettato, amato, protetto, ascoltato, rincuorato e curato.
E allora, perché oggi è stato diverso?
Ti ho visto parcheggiare, dalla finestra. Ti aspettavo come ogni giorno. Hai fatto tardi, ho capito e ancora una volta ero disposta a lasciar correre. Ma poi dall’auto è uscita anche lei. Ti giuro, è stato uno shock. E dev’esserlo stato anche per te, quando hai alzato lo sguardo.
Ho visto la tua faccia sai, quando hai guardato su e mi hai visto alla finestra. Sembrava non ti ricordassi che ero qui. Non ci volevo credere, quando nonostante tutto hai accompagnato quella maledetta con le tette rifatte fino al portone.
Sei piombato in casa come una furia e, incurante delle mie proteste, mi hai trascinato via.
Non ho lacrime da piangere ora, mentre vi sento ridere e parlare, nell’altra stanza.
E non riesco nemmeno a essere arrabbiata. Tanto lo so come finirà. Come le altre volte.
Lei ti lascerà, ti spezzerà il cuore.
E tu tornerai da me.
Mi libererai da questa prigione di cartone e, piangendo, dai tuoi polmoni mi regalerai di nuovo forma e sostanza.
E io, che ti ho già perdonato, ti amerò ancora.

Immagine:
Alla  finestra, Federico Zandomeneghi (particolare)

11 Comments

    1. Sì, é una situazione particolare. Ho immaginato tutto sentendo una nuova canzone che gira in questo periodo e riprende il tema della bambola. Mi piaceva l’idea che un oggetto come una bambola gonfiabile potesse provare sentimenti (qui si sfocia sull’animismo, ma non voglio offendere le convinzioni dì nessuno). Inoltre c’è l’incapacità da parte di lui di relazionarsi con donne reali. Da qui il ritorno e il perdono.
      Mamma mia a sentirmi sembro quasi uno che ne sa… 😁

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  1. Si sembri uno che ne sai, ma l’avrai sentito da qualche parte ! Io invece credevo fosse la storia di una sigaretta, che passa tra mani sudate di uomini al pub, che poi viene dismessa per una promessa fatta dall’uomo alla nuova fidanzata di turno e rimessa nella scatoletta. Secondo te sto fuori?!

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