Al volante

Guido per lavoro. Passo intere giornate al volante.
Ho affinato tecniche per sfruttare tutto questo tempo che neanche James Bond alla guida della sua Aston Martin con accanto la Bond Girl di turno.
Innesto la prima e inizio con caffè e brioche, ma non con la tazza da caffè americano chiusa con beccuccio, no. Tazzina di plastica mignon che oscilla gioiosamente da tutte le parti in bilico nel mini-scomparto del cruscotto, perché non ho tempo di fermarmi.  E croissant vegan in una mano.
Poi controllo e organizzo i documenti di viaggio,  rispondo a chiamate (in vivavoce), leggo e invio messaggi, affronto problemi e trovo soluzioni, faccio danzare il furgone nel traffico evitando vetture “guidate” da vecchietti col cappello, signore attempate abbracciate al volante, giovani donne che armeggiano amabilmente con la borsa seduta sul sedile accanto, energumeni incazzosi che fanno del sorpasso la loro unica ragione di vita, forze dell’ordine (bontà loro) appostate dietro ogni filo d’erba, mefistofelici apparecchi fotografici progettati e costruiti da menti maligne assetate di denari e punti patente.
Va da sé che il pranzo più o meno luculliano viene consumato tra una rotonda e un semaforo, preferibilmente tra casello e casello.
Insomma macino chilometri e clienti, ascolto radio, programmi, notizie, a volte audiolibri. Prendo nota ogni volta che ho qualche idea per un testo, con note vocali o appunti scarabocchiati su foglietti scritti appoggiandoli al volante. Leggo libri se la tratta è lunga, ma anche se è corta. Robetta breve e poco impegnativa, tipo tutto Harry Potter e la saga del Trono di Spade (a proposito, caro George Martin, sto aspettando gli ultimi due volumi…).
In tutto questo porto a termine diligentemente tutti i miei compiti, non sbaglio mai strada, non ho esitazioni, ripensamenti sull’itinerario, ritardi o contrattempi che dipendano dalla mia volontà. Sfrutto tutte le potenzialità del furgone, portandolo con l’esperienza e la malizia d’un pilota affermato, come se stessi gareggiando alla 24 ore di Le Mans.
Sono considerato bravo nel mio lavoro e una garanzia di affidabilità e precisione.
Per me guidare è come camminare, anzi mi riesce sicuramente meglio.

A fine giornata parcheggio il mezzo, timbro il cartellino e raggiungo la dolce metà che mi lascia il posto al volante della nostra auto. Metto in moto e dirigo verso casa.
Come va, come è andata la giornata, tutto bene, sì sì grazie e tu, è successo questo e quello.
Insomma parlo.
Mi basta parlare con qualcuno accanto e improvvisamente:

  • Mi superano anche le biciclette,
  • rallento anche quando il semaforo è verde,
  • non mi accorgo dell’incrocio della strada di casa, e
  • ogni tanto, riesco anche a sbagliare marcia.

 

P.S.: I fatti e gli avvenimenti sopra riportati sono stati teatralmente enfatizzati per ovvie ragioni. Non imitateli!

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