#57 – Colloquio

Niente, non riesco a farmi un quadro del personaggio. La scrivania è quasi vuota, il video del computer ha un salvaschermo standard, non ci sono portapenne fatti da bambini, niente fotografie della famiglia, della ragazza, del tipo, dei genitori, della macchina, del cane, nulla. E che diamine. Non può essere un ufficio utilizzato normalmente. Mi sa che lo usano solo per i colloqui.
Ma quanto ci mette? Son qui da almeno un quarto d’ora ormai. Aspetta aspetta, magari mi stanno osservando. Però non devo far capire che me ne sono accorto. Cacchio, avrò fatto qualche idiozia? Dunque, non ho toccato niente, cioè sì, ho dato un’occhiata in giro ma su quello non c’è niente di male. Dita nel naso non ne ho messe. Il cellulare non l’ho ancora guardato. Bene, un punto a mio favore. Così non sembro uno di quelli che appena nessuno li vede si mettono a spippolare con il telefono. Va bene, allora adesso mi siedo qui, bello tranquillo, e aspetto. Anzi, fammi vedere che riviste ci sono. Gossip, motori, scienza, sport, eccolo, tiro su ‘sta copia del giornale finanziario e faccio finta di leggere qualcosa. Mah, speriamo almeno che questo tizio che deve farmi il colloquio sia una tizia. O forse è meglio un uomo? Dipende. Di solito con le signore me la cavo meglio, se non sono troppo avvenenti però. Bellezza media o anche bruttina, magari un pochino avanti con gli anni, e me la lavoro come un pesciolino sulla griglia.
Occhio che si apre la porta, finalmente.
“Buongiorno, mi scusi l’attesa.”
“Buongiorno, nessun problema non si preoccupi.” E figurati, questo sembra mio suocero. Se è simpatico come lui posso anche andarmene adesso.
“Allora, naturalmente ho già studiato la sua scheda e valutato le sue precedenti esperienze e potenzialità.”
E allora che ci stiamo a fare qui? “Benissimo.”
“Inutile che ci giriamo intorno, lei ha tutte le caratteristiche che stiamo cercando, quindi questo sarà più che altro un colloquio, diciamo così, per conoscerci.”
Oddio sarà mica gay? “Benissimo.” Cazzo, ho detto due volte benissimo. “Mi dica pure. Sono a sua disposizione.” Ecco, così sembra che ci sto.
“Dunque, guardi, sarò esplicito.”
“Ben… Ok!” Ma che mi deve dire?
“La nostra azienda vanta una storia di tradizione centenaria nonché continuità nella gestione familiare. Siamo estremamente radicati nel territorio e i nostri clienti, come lei ben sa, apprezzano e valorizzano questa nostra caratteristica con la loro fedeltà al marchio.”
Annuisco sorridendo. Anche se non lo sapevo.
“Questa fedeltà deve essere ricompensata da parte nostra con la continuità in questa tradizione e la suddetta continuità deve essere mantenuta, e valorizzata, anche attraverso i nostri dipendenti.”
Ma dove vuole arrivare? Intanto annuisco di nuovo, con aria convinta.
“Per questo le nostre risorse umane devono rispecchiare questa consuetudine.”
Per giove, ti prego, vieni al punto. “Sarò felice di contribuire alla continuità della tradizione.” Se capissi cosa significa.
“Ne sono felice. In pratica vorrei verificare con lei un dato, non del suo curriculum lavorativo ma della sua scheda personale.”
“Certamente.” Non so più in quanti modi diversi mostrare piena collaborazione.
“L’unica cosa che non compare nella sua scheda, per ovvi motivi di privacy, è la sua genealogia.”
Tutto qui il problema? Ma vaff…. “Oh, le posso assicurare che le radici della mia famiglia sono profondamente e orgogliosamente ancorate a questa terra fin dalla prima generazione.”

Finalmente fuori. Aria fresca.
La chiameremo a breve, ha detto il tizio. Diavolo era davvero uguale a mio suocero. Ma sì, credo che sia andata bene nel complesso. E poi tutto il problema qual’era? Che la mia discendenza fosse a posto?  E cosa voleva che gli dicessi? No guarda, mio nonno è arrivato con la prima Grande Migrazione. Ovvio che ti dico quello che vuoi sentire. E poi, che diavolo c’è di male? Mio padre è nato qui, io sono nato qui.
Certo adesso potrebbero starsene a casa loro. Guarda là. In questa stagione di navi ne arrivano a decine. Non riesco a capire come il governo non riesca a trovare una soluzione. Bloccarli alla partenza. Non farli partire. Sì, va bene, lì da loro sono in guerra, hanno finito le risorse, tutto quello che vuoi, ma che la smettessero di fare figli allora, no? Non è che qui stiamo messi tanto meglio. Il lavoro mica lo trovi spostando i sassi.
E poi lo sanno che ci sono le barriere di energia, e che la maggior parte delle navi interstellari che partono dalla Terra si schianta prima di arrivare qui a Trappist-b.
Ecco, quella è riuscita ad arrivare e la stanno traghettando giù.
Altre migliaia di terrestri disperati. Ma dove li mettiamo?

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