#51 – L’Autrice

Quel minimo di agitazione, assolutamente comprensibile. Solo il giorno prima Hal-Mira si occupava di archiviazione e fotocopie. Trovarsi ora in attesa fuori dall’ufficio del Direttore Generale è una situazione tanto agognata quanto inaspettata. Non sa dove mettere le mani, solitamente sempre impegnate a trasportare faldoni e vassoi di caffè, ora vuote e inutilmente posate sulle ginocchia. Si cercano una con l’altra, le dita giocano con i piccoli anelli di legno e ceramica e ritmicamente vanno a lisciare una piega della gonna che non vuole saperne di sparire. Ogni tanto qualche Autore le sfila davanti camminando velocemente, cartelline colorate tra le mani. Le lanciano occhiate sghembe, qualcuno sorride, la maggior parte finge di ignorarla o semplicemente nemmeno la nota. Lei sfugge gli sguardi, intimorita dal loro autorevole status e allo stesso tempo desiderosa di farne parte.
La porta si apre, ponendo fine all’imbarazzo e scatenando l’ansia, la Segretaria Personale del Direttore la invita a entrare.

“Buongiorno, Hal-Mira.” Il nome viene quasi coperto dal botto che la pila di cartelline produce quando l’Autore Supervisore la deposita sulla scrivania.
La donna sgrana gli occhi alla vista di tutte quelle pratiche. “Ancora? Ma sono già oberata!”
Il supervisore sorride, batte una mano sulla colonna di carte e allontanandosi le risponde. “Credevi che essere Autore avrebbe significato lavorare meno? Se vuoi giù all’Archivio hanno sempre bisogno.”
“No, no…” Risponde Hal-Mira, sospirando.

Hu-Bert affetta le zucchine in maniera fintamente rapida e professionale. Le rondelle bianco-verdi saltellano ovunque sul tagliere e fuori, spesse, sottili, a cuneo. Non presta particolare attenzione alla porta d’ingresso che si apre e richiude, al fruscio che percorre il piccolo appartamento e si deposita stancamente sul divano. Solo dopo aver udito il tonfo di qualcosa depositarsi sul basso tavolino di vetro in accompagnamento a un profondo sbadiglio, si rivolge alla compagna. “Bentornata. Anche oggi straordinari?”
Lei risponde con un mugugno che sa d’affermazione, e nient’altro fino al momento della cena.
“E’ un’impresa impossibile. Le pratiche sono così tante che non riusciamo a seguirle tutte. La maggior parte dei Clienti non è seguita a dovere.” Commenta lei tra un boccone e un bicchiere di vino.
“Capisco il problema.” La consola lui. “Noi giù allo smistamento consegne non siamo messi meglio. Ma lì non è che puoi non seguire una pratica o seguirla male. In qualche modo devono essere tutte evase.”
Hal-Mira rotea la forchetta con un gruppo di zucchine trifolate che faticano a rimanere aggrappate ai rebbi. “Ma certo, ovvio, nemmeno noi lasciamo indietro qualche Cliente, il fatto è che per alcuni scrivi in automatico, cose banali, senza mordente, ma non è per questo che ho voluto diventare Autore. Il problema è che si moltiplicano e le pratiche aumentano! Non c’è verso di controllarli. Noi ci proviamo, C’è un’intera sezione di Autori dedicata a scrivere pagine e pagine di storie dissuasive. Ma la stragrande maggioranza non segue le indicazioni. Si dovrebbe rivedere la regola del libero arbitrio. E poi lo vedi anche tu.”
Lui le versa un altro po’ di vino. “Non me lo dire. Infatti i colleghi allo smaltimento sono messi un filo meglio. Un carico di lavoro più basso. A parte qualche periodo burrascoso. Quasi quasi chiedo il trasferimento.”
“Sì, ma come ambiente non è una meraviglia, no? Forse è meglio se resti alle consegne.”
“Ma sì, dicevo per dire. Comunque, qualche soggetto interessante?”
Gli occhi di lei hanno un guizzo, il sorriso torna a far capolino sul viso. “Sai, penso proprio di sì.”
“Davvero? L’occasione che aspettavi?”
“Beh è ancora presto per dirlo, ma i presupposti ci sono. La pratica mi è appena stata consegnata dal reparto Adolescenza. Ci sto ancora lavorando ma ho già cominciato a sviluppare una trama interessante. D’altronde con le capacità a disposizione del soggetto la storia vien fuori quasi da sola!”
Hu-Bert solleva il bicchiere per un piccolo brindisi augurale. “Allora al tuo nuovo Cliente, cara. Che possa avere un radioso futuro!”

L’ufficio del Direttore Generale non la spaventa più ormai.  Anzi lo trova rassicurante. Un’oasi di pace in mezzo al labirintico marasma di cubicoli del reparto Autori. Perfino il vecchio direttore non le incute più il timore reverenziale di un tempo. Non dopo tutti gli anni passati a discutere con lui sul suo progetto più importante.
Ma ora la voce ferma e tranquilla dell’uomo non le dice quello che vorrebbe sentire. “Hal-Mira, ho ricevuto il resoconto prestazionale dell’ultimo semestre.”
“E?”
“E non è ottimale.  Buono, ma non ottimale. Non al tuo livello.”
La donna prende fiato resistendo all’istinto di accendersi una sigaretta. Ha cominciato a fumare da poco ma il desiderio di inalare nicotina ha già surclassato ogni altro suo vizio. “Cerco di fare del mio meglio. Siamo oberati di pratiche.”
“Sai a cosa mi riferisco.”
“Si lo so. Ma ti assicuro che ne vale la pena.”
“E’ un Cliente come gli altri. E se così non fosse lo devi trasferire al Reparto Talenti.”
Hal-Mira abbozza, combattuta su quale risposta fornire. Sceglie la verità. “E’ un talento. Sì credo che sia un fuoriclasse. Ma l’ho scoperto io. L’ho indirizzato io. Insomma ho scritto io tutto quello che ha fatto. Certo, lui non potrebbe seguire il mio copione se non ne avesse le capacità, ma devi ammettere che una parte del merito di come sta procedendo è anche mia.”
“Stai trascurando gli altri Clienti.” Lapidario.
“No, li seguo lo stesso. Lo sai, sono un’ottima scrittrice, mai un giorno di esitazione per nessuno. Ma ho solo lui con queste possibilità. Gli altri galleggiano, bastano poche righe al giorno, per qualcuno una pagina al mese, routine. Lui ha bisogno di più.”
“Allora passalo al Reparto Talenti. Lì sarà seguito da un Autore Personale.”
Hal-Mira prende coraggio. “Voglio essere io il suo Autore Personale.”
Il direttore ride sommessamente. “Hal-Mira, scrivi da troppo poco. Non hai l’esperienza necessaria.”
Lei armeggia con il pacchetto di sigarette, non riuscendo a estrarne una, mentre scuote il capo. “Dimmi onestamente. Come valuti il mio lavoro con questo soggetto?”
Il direttore fa sfilare una serie di espressioni diverse prendendo tempo prima di rispondere. “Un buon lavoro, ma essere Autore Personale non è la stessa cosa.”
La donna non cede. “Questo Cliente è mio. Ha una notevole sostanza ma IO gli ho dato forma. E tu lo sai. Sai che può fare la differenza in futuro. Io VOGLIO, io DEVO essere il suo Autore Personale.”
“Va bene, valuterò la questione. Ne devo parlare ai piani alti.”
Lei sorride non convinta. “Conto su di te. E anche il mio Cliente.”

La porta sbatte. Sbatte con una tale violenza che uno dei bicchieri sulla rastrelliera perde l’equilibrio e si frantuma sul pavimento. Hu-Bert non si scompone, sapendo che il momento sarebbe dovuto arrivare prima o poi. Abbandona lo scalogno sul tagliere e spegne la fiamma che stava per portare l’olio alla temperatura ideale. Raggiunge Hal-Mira in salotto, fermandosi però a qualche passo di distanza. Sa che in questo momento lei non sopporterebbe nemmeno un gesto di comprensione. Aspetta che sia lei a parlare. Lo fa mentre ancora volge lo sguardo alla finestra. Le stelle stanno dando spettacolo, in attesa che il pianeta bianco-azzurro le sovrasti con la sua comparsa.
“Me lo hanno portato via.” Dice quasi singhiozzando.
Lui rompe l’indugio e l’abbraccia da dietro. Lei non si oppone. Tiene ancora tra le mani una cartellina blu.
Hu-Bert vorrebbe domandarle come mai la documentazione del Cliente è ancora in suo possesso, ma ancora una volta aspetta che sia lei a spiegarsi.
“Sarebbe stato un genio. Un maledetto fantastico genio. Io lo so. E lo sapevano anche loro. Il mio superiore si era convinto. Sembrava fatta. Avrei potuto continuare a seguirlo, a scrivere per lui. Invece niente.”
Dopo un paio di minuti, lui si decide a parlare. “E’ questo?” Chiede facendo segno verso la cartella blu.
“Sì”
“E perché l’hai qui? Non hai detto che te l’hanno tolto?”
“Ho detto che me l’hanno portato via.”
“Allora la sua documentazione dovrebbe essere in un ufficio del Reparto Talenti, Hal-Mira. Ti prego non metterti nei guai.”
Lei scuote la testa riuscendo a sorridere nonostante tutto. “Non ho detto che lo hanno passato a un altro ufficio, Hu-Bert. Ho detto che lo hanno portato via.”
Lui capisce. La cartella blu del Cliente è da archiviare definitivamente. Una procedura che può eseguire Hal-Mira.
“Posso?” Chiede lui.
Lei gli passa la cartella e si sfila dall’abbraccio. Versa del vino rosso in un bicchiere, lo svuota in un sorso e lo riempie di nuovo. Lui scorre i fogli. La foto di un giovane uomo sorridente, dati matematici, grafici, curve prestazionali, interi anni di vita riassunti in brevi capitoli, note di rimando ad altra documentazione digitale. “Wow. Avevi ragione a puntare su di lui.” Esclama, prima di rendersi conto di essere stato indelicato.
Lei annuisce silenziosa, scolando il terzo bicchiere. Poi con un filo di voce, rivolta più a se stessa che al compagno. “Era un essere umano eccezionale. Avrebbe portato i suoi simili al livello più alto e luminoso della loro Storia. Avevo già tutto in mente. Mi bastava scriverlo. Ma quegli stronzi burocrati hanno detto che non è il momento. Che gli uomini devono maturare ancora qualche secolo prima di poter apprezzare appieno un’opera come quella che il mio Cliente era in grado di fare, con il mio aiuto naturalmente.” Il tono di voce si alza, si scalda. “Ci saranno altri come lui, hanno detto. Non è stato il primo e non sarà neanche l’ultimo, hanno detto, quei bastardi.” Ormai grida. “Ma io lo so qual è il vero motivo. Non hanno voluto che me ne occupassi io, ecco perché! E piuttosto che darmi la soddisfazione di ammettere che il MIO cliente era un talento vero, hanno preferito scriverne la MORTE!  E ho dovuto scriverla IO! IO, maledizione! E adesso al suo posto mi hanno rifilato un piccolo idiota cerebroleso con la passione della pittura che non sa neanche imbiancare un muro! Ma sai cosa ti dico? Me la pagheranno. Sono una Autrice di Destini. E il destino che scriverò per il piccolo Adolf verrà ricordato a lungo, nel bene o nel male!”

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