#33 – Oggetto Volante Non Identificato

La sinistra stringe ritmicamente una delle manopole del cockpit mentre la destra tamburella contro l’impugnatura della maniglia di eiezione rapida. Il pilota aspetta, paziente e concentrato, nella cabina di comando del suo caccia. Il motore a reazione vibra sordo al minimo dei giri, sputando un fiume di calore nell’aria circostante. Tutti gli strumenti sono attivi e online. Cunei di plastica arancioni trattengono gli pneumatici dei carrelli, la fusoliera del jet rifrange le luci rosse e verdi della portaerei e appesi alle ali riposano, momentaneamente inerti, missili armati.
La notte è tersa, nera e punteggiata da stelle. La striscia d’oceano sul fondo è dello stesso colore, ma le stelle riflesse sulla superficie tremolano e danzano.
Il pilota cerca di svuotare la mente, invano. Rivede immagini del giorno prima, del salotto di casa. Il sole del mattino che rimbalza sulla neve e invade la stanza, il figlio che lo rincorre, già veloce per essere solo un ometto di quattro anni. La compagna prepara la colazione, poi il telefono squilla. Il bimbo carambola addosso alle gambe del padre, finalmente felice di averlo agguantato. Ma l’uomo smette di sorridere dopo aver risposto al telefono e la sua espressione diviene una maschera impassibile. Poi l’auto scura arriva silenziosa e veloce e si arresta col motore acceso nel viale davanti casa. Saluti frettolosi e preoccupati, il viaggio fino alla base e il volo in elicottero fino a un punto imprecisato di un immenso oceano.
Il Capo Missione parla mentre il pilota controlla gli ultimi dettagli nella tuta di volo.
“Mi spiace Travis, è la maledizione di essere il migliore Top Gun della Marina che ti ha fatto richiamare.”
“Qual è la missione?”
“I dettagli sono ancora top secret. L’ordine è arrivato direttamente dal numero uno in persona.”
Travis lancia un’occhiata alla foto istituzionale del presidente appesa sopra la porta dell’angusta sala briefing, e gli basta focalizzare il ciuffo biondo per provare un moto di fastidio. “Wow,” commenta, “roba grossa.”
Il capo annuisce. “Entro venti minuti devi essere pronto a un decollo immediato. L’aereo è già sulla pista, pronto e armato. Monta una tecnologia nuova, è più veloce e più agile di qualunque altro jet da combattimento esistente. Mi spiace solo che tu non abbia avuto modo di provarlo prima.”
Di minuti ne sono passati quarantacinque, e il caccia è ancora fermo sul ponte di lancio della possente portaerei.
Finalmente un led arancione si illumina tra i comandi e risveglia Travis. La voce del Capo Missione risuona nelle cuffie.
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“Eagle One a Base. Confermo. Decollo.”
Il più moderno e agile aereo da combattimento del mondo si lancia oltre il ponte di decollo della portaerei come un proiettile. Il miglior pilota della marina statunitense compensa la fortissima e innaturale accelerazione con tecniche orientali imparate in addestramento.
“Eagle One a Base. Decollo effettuato, comandi a remoto da ora, via.”
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Travis lascia cloche e manetta, mentre il caccia riceve i dati di volo dal computer della sala operativa sulla portaerei.
“Richiesta dettagli missione.” Chiede Travis.
Il capo adotta un tono rassicurante, non ufficiale.
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Il pilota assimila le informazioni e osserva il conteggio alla rovescia per il contatto con l’UFO.
“Qual è l’ordine primario?”
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“Hai detto che avete già provato a intercettarlo…”
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…tre…due…uno…manuale.
Travis riprende i comandi, lo schermo integrato nel cupolino mostra l’obiettivo come un puntino rosso nel nero della notte, attorniato da dati d’ogni genere di colore verde.
Mentre i dati saltano dal jet al centro di comando nei sotterranei del Pentagono, Travis osserva coi suoi occhi velocità e direzione del puntino rosso. Fatica a credere a ciò che vede. L’UFO deve averlo individuato, inizia manovre evasive apparentemente impossibili per uscire dalla visuale del jet. Travis deve faticare non poco per non perderlo.
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“Forte e chiaro, Signore.”
Il punto rosso scende di quota a una velocità vertiginosa, Travis lo segue facendo picchiare il velivolo al limite sostenendo a fatica il rapido aumento di forza G. Poi l’obiettivo riprende quota senza sforzo apparente. Travis abbozza e lo segue. Una goccia di sangue caldo cola da una narice e lo stomaco si suicida. Si rende conto di non aver neanche ascoltato l’ultima frase dell’Ammiraglio.
“Mi scusi Signore, può… può ripetere?”
L’ammiraglio ripete con voce stizzita. <>
“Signorsì, signore.”
Travis attiva il sistema di puntamento integrato al visore del casco, sblocca gli armamenti del caccia e aumenta la velocità, mentre il computer carica sul cristallo del cupolino i dati del Pentagono. L’obiettivo si avvicina, prende forma.
Eccoti. Ma che diavolo…!
“Eagle One a Base. Eagle One a Base.”
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“Ammiraglio, lo vedete anche voi?”
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“Ma, Ammiraglio…”
Qualcun altro si inserisce nella conversazione, Travis ne riconosce la voce, divenuta fin troppo familiare nell’ultimo anno.
<< Ragazzo, sono il tuo Presidente! E’ un mio ordine diretto. Distruggi il sistema di guida dell’oggetto non identificato.”
“Ma non è un oggetto…”
<>

 

foto: web

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