Madre

Ti penso ora, lì dove sei, e anche se non lo ricordo, so che da qualche parte in me è impressa la prima sensazione che ho avuto di te. Il tuo seno.
Aggiusto immagini nella memoria, più che ricordare veramente, e rivedo carezze sulla fronte e parole dolci prima di dormire. Ho invece la certezza di coperte rimboccate dalle tue mani.
Rivedo una donna grande, forte e bella. Una donna mai ferma, mai stanca, quasi sempre allegra. Ricordo le tue risate e le tue sfuriate. Ricordo una donna che sapeva fare di tutto a modo suo. Che parlottava spesso tra sé mentre lavorava, chiedeva consigli poi non li seguiva.
Ricordo che amavi il cane, viziavi la gatta e sorridevi ai bambini. Ricordo che non riuscivi a guardare un film fino alla fine, che forse per noia o insofferenza allo star ferma, ti mettevi a fare altro. Andavi in bicicletta e cadevi perché distratta dalle tende alle finestre delle case, ti pungevi le dita con gli aghi e ti graffiavi grattugiando il formaggio. Ricordo che ti piaceva la musica ma cantavi solo sottovoce, che ti piaceva ballare ma non ballavi. Ricordo anche il tuo amore per noi, le tue lacrime di preoccupazione e di gioia e il tantissimo tempo trascorso insieme.
Sono molti i ricordi, adesso, mentre osservo il foglio bianco davanti a me e lascio che la memoria scavi nei tanti giorni di una vita.
Cerco di pensarti quando avevi l’età che ora ho io. Forse anche tu ti sentivi ancora giovane, e non ti gravava il peso degli anni trascorsi.
Anni e ricordi che si alternano e sovrappongono molto più velocemente delle mie dita sulla tastiera. Ricordi che sono momenti della mia e della tua vita, belli, brutti, malinconici e allegri. Ora sono solo miei, ed è forse meglio che li conservi solo per me, difficilmente riuscirei a fissarli in parole.
Molto spesso la vita è un lungo, continuo viaggio nella memoria.
Siamo proiettati senza sosta nel futuro, istante dopo istante, su una strada buia in cui non riusciamo a scorgere nulla, e forse troviamo consolazione e ispirazione nel riguardare al passato.
Dapprima ci venivano in aiuto le vecchie fotografie, piccole in bianco nero e stampate su carta pesante, poi più grandi, più sottili, belle e colorate. Ora invece le immagini sono immateriali come i ricordi e aleggiano comparendo su televisori, computer e telefoni. Le vecchie fotografie sono spesso immagini ragionate, momenti speciali, e quando le riosserviamo viaggiamo nel tempo, pensiamo al prima e al dopo quello scatto. Adesso immortaliamo qualsiasi cosa, qualsiasi istante anche stupido e futile. Centinaia, migliaia di scatti quasi tutti uguali che facciamo scorrere veloci poco dopo averli catturati, e che poi non abbiamo più tempo di rivedere e dimentichiamo. Perché ne stiamo già fissando altri.
Ora le parole sono superflue per ricordare, abbiamo le immagini.
Difficile dare una vera forma ai ricordi con le parole. Quei ricordi che ci permeano a fondo e che se cercati riaffiorano come balene dalle profondità dell’oceano, di colpo, senza preavviso.
Fino a quando ne abbiamo memoria.

Ti penso ora, lì dove sei, e vedo il foglio bianco che alberga nella tua mente. Immagino le parole che descrivono le immagini della tua vita che la malattia ha inesorabilmente prima mescolato e poi cancellato, una dopo l’altra.
Immagino un oceano senza più balene.
Ho visto me stesso svanirti dentro. Ma tu sei ancora qui, con me.

mamma-auto

 

5 Comments

  1. Molto bello, malinconico e struggente. Arrivare al capolinea senza ricordare più chi si è stato, ne chi ci ha accompagnato per strada, è uno dei misteri della vita.

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      1. Hai fatto bene, sono riflessioni che dovremmo fare tutti… sul tempo che abbiamo per stare con le persone care… e le occasioni da non perdere per fargli sapere che gli vogliamo bene.

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