#18 – Tempo

Ci fu un tempo di cui non ho coscienza.
Ci fu un tempo di suore enormi, vecchie e spaventose. E suore minute, giovani e gentili. Di catechismo non compreso e di oratorio mal sopportato.
Ci fu un tempo di automobiline e trenini, armi giocattolo e carnevali tristi, album di figurine mai completati.
Ci fu un tempo di fazzoletti stirati e infilati nei taschini sul petto, cartelle di spesso cuoio maleodorante, quaderni con la pesante copertina di plastica blu, penne stilografiche e dita intrise d’inchiostro, scuole enormi e spaventose.
Ci fu un tempo della messa la domenica alle dieci, dei film all’oratorio e del tornare in fretta a casa, di cornetti di carta ripieni di crema pasticcera, di schettini arrugginiti che andavi più veloce senza e marciapiedi ruvidi.
Ci fu un tempo di Paperopoli e Topolinia, ma di più Paperopoli,
Ci fu un tempo di vetture francesi che sembravano astronavi, taxi gialli che ticchettavano e snodati autobus arancioni con enormi volanti grigi che facevano dondolare.
Ci fu un tempo di schermi in bianco e nero, di alzati e metti sul secondo, di adesso vai a letto che è tardi. Di vecchi cowboy claudicanti e gentiluomini, indiani cattivi ed eroiche giacche blu.
Ci fu un tempo di piccoli eserciti di plastica, guerre incruente e di buoni che vincono sempre.

C’era il tempo del “trani” e dei bicchieri di spuma con papà, della spesa al PAM con mamma, dei giri in bicicletta la domenica tutti insieme e tutti in fila.
C’era il tempo di amici con le Saltafoss e tu con la Graziella. Di skateboard pesanti e walkman tentennanti. Di Charlie Brown e Lupo Alberto.
C’era il tempo di Asimov, Clarke, Urania e Spiderman. Dell’Isola che non c’è, del Gatto e la Volpe, di Help, Hey Jude e Luci a San Siro, che non sono solo canzonette.
C’era il tempo dei miei mondi immaginati e dell’odore dei nastri della macchina per scrivere.
C’era il tempo dei sogni personali e dei progetti di gruppo, di Zuzzurro e Gaspare e ce l’ho qui la brioche. E giù a ridere.
C’era il tempo del Garelli 50, però quello con i pedali e non con le marce così se si rompe puoi pedalare fino a casa.
C’era il tempo degli amici e delle ragazze. Dei primi pochi e delle seconde ancora meno.
C’era il tempo di un giuramento evitato, di un anno rubato e qualche volta rimpianto.

C’è stato il tempo dell’amore e non più tempo per altro.
C’è stato il tempo dell’attesa di altro tempo.
C’è stato il tempo in cui ti trovi tra le braccia il tuo nuovo tempo. E il tuo tempo diventa il suo tempo.
C’è stato il tempo in cui il lavoro ti estorce più tempo di quanto dovrebbe e allora vorresti più tempo per avere più tempo libero.
C’è stato un tempo in cui il tempo é fluito, veloce e felpato, e ti ritrovi a pensare di non essertene accorto.

C’è il tempo quindi di fermarsi e pensare al tempo che non si ferma.
C’è il tempo di capire che c’è un tempo per ogni cosa e ogni cosa ha il suo tempo.
C’è stato, c’è e ci sarà un tempo cattivo, brutto. E un tempo buono, bello. E la speranza di un tempo comunque migliore.

Ci sarà un tempo in cui non avrò più tempo. E mi dannerò per tutto il tempo perso e sprecato.
O forse ringrazierò per tutto il tempo che ho avuto.
Infine, ci sarà un tempo in cui non avrò coscienza.

 

foto: greta

3 Comments

  1. C’e stato un tempo in cui non avevo ancora scoperto di avere un cancro, vivevo, correvo, volevo fare mille cose, lavoravo, mi impegnavo, facevo… facevo…
    In realtà, ora il tempo è talmente prezioso che lo vivo minuto per minuto, anche oggi che sono costretta in poltrona per la stanchezza. Vivo ora un tempo in cui anche la scoperta di un nuovo blog come il tuo mi dà gioia e non mi sembra tempo sprecato!
    Ciao! 🤓

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    1. Ho letto e riletto il tuo commento. La prima volta di sfuggita e ne sono rimasto colpito. La seconda con calma. Ho pensato parecchio a come rispondere. Non voglio sfociare in banalità. Ti dico solo questo: il tuo commento mi onora immensamente e al contempo mi carica di una certa responsabilità. Ora so che ogni volta che posterò qualcosa ci sarai anche tu a leggere. Spero di non deluderti. A presto.

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