#5 – Stare nel mezzo

“No, no, prima ascolti quello che devo dirti io.”
Lui alza le mani in segno di resa, sorride. Prende la bottiglia di vino dal portaghiaccio fingendo di studiare l’etichetta. “Ottima scelta.” Commenta.
Lei sorride, consapevole che tra loro chi s’intende di vino non è certo lui, che si limita a berlo e annuire vigorosamente, pontificando su quanto l’annata della bottiglia in questione sia meglio di altre.
Mentre lui con gesti studiati ed enfatici apre la bottiglia, lei si appresta a dare la notizia.
Ha pensato alle parole giuste per tutto il viaggio di ritorno verso casa dal laboratorio.
Desidera che lui capisca appieno quello che hanno scoperto.
Non che suo marito non sia in grado di comprenderlo, assolutamente.
In fondo si tratta di una delle menti migliori del pianeta per quanto riguarda astronomia e astrofisica, anzi forse la migliore.
Ma è proprio quello il suo limite. Troppo focalizzato sul macro, per apprezzare il micro.
“Allora,” comincia lei, mentre il vino comincia a fluire dalla bottiglia al primo dei bicchieri, “oggi abbiamo scoperto una cosa eccezionale.”
“Davvero?”  Commenta lui. “Più di quello che stiamo per scoprire noi al Centro?”
Lei, risentita ma sempre allegra, “insomma, non so quale nuova meravigliosa galassia composta da miliardi e miliardi di stelle avete scoperto, ma probabilmente sì, molto di più!”
Lui finge sbigottimento, assaporando il primo sorso di vino. “Allora stupiscimi!”
Lei si siede, rilasciando la tensione, lui si appoggia all’isola centrale della cucina, pronto ad ascoltare la moglie. Lancia solo un fuggevole sguardo allo smartphone da polso. Ancora nessuna e-mail.
Lei inizia. “Sai di cosa si occupa il nostro ultimo studio, vero? Te ne ho parlato.”
“Si certo, la sperimentazione di un nuovo microscopio. Un nuovo modello altamente sofisticato in grado di…”
“…di arrivare a vedere nell’infinitamente piccolo fin dove nulla è mai riuscito a giungere prima. Come sai gli ultimi modelli conosciuti di microscopi elettronici possono raggiungere al massimo la visualizzazione di un singolo atomo.” Continua lei, “ora siamo in grado di vedere, vedere realmente, oltre.” Fa una pausa ad effetto, sollevando il bicchiere. “Molto oltre.”
Lui ammanta sorpresa, o meglio, simula più stupore di quello che prova in realtà. “Cioè, vedere realmente? Non una rappresentazione computerizzata di quello che le macchine leggono?”
Lei sorride, annuendo. “Vedere. Nuove lenti, nuove tecnologie. Vedere i protoni e gli elettroni di un atomo di ossigeno. Vedere di cosa è composto un protone e…, e molto altro.”
“Molto altro? Cosa intendi?”
“E’ qui che viene il bello, mio caro. Non ci crederesti mai se non te lo mostro.” Così dicendo si alza, poggia il bicchiere di vino sul tavolo e afferra il tablet accanto. Due colpetti sullo schermo e l’immagine compare. Lo passa al marito, gustandosi con calma la reazione che si disegna sul suo volto.
“Cos’è, uno scherzo?” Chiede lui.
Lei sorride, dondolando la testa in segno di diniego.
Il tablet mostra un video fin troppo familiare. Un sistema stellare. Una stella al centro, pianeti che le orbitano attorno. Roteano velocemente, tanto che quasi non si riescono a distinguere.
“Il video è rallentato all’ottanta per cento. Puoi rallentarlo ancora.” Dice lei.
Lui digita il comando e i pianeti rallentano.
Rallentano sempre di più. Si fermano.
Lui non crede a ciò che vede.
Gli occhi di lei brillano nel vedere la meraviglia negli occhi di lui.
“Ora ingrandisci l’immagine.” Gli dice.
Lui lo fa. Focalizza lo zoom su solo uno dei pianeti. Continua a ingrandire fino a quando la sfera verde azzurra occupa un quarto dello schermo.
Attorno al pianeta stazionano satelliti artificiali.
“Non è possibile.” Sussurra lui.
“Lo è, invece.”
Lui si siede, svuotato.
“Ora capisci? Questo cambia tutto.” Dice lei con voce tranquilla.
Lo sguardo di lui si posa su un bicchiere d’acqua poggiato sul tavolo.
Da quanti atomi è composta quell’acqua, pensa. Con un gesto automatico si osserva la mano.
Da quanti atomi sono composto io?
Un bip e una leggera vibrazione al polso. L’e-mail che aspettava.
“Oh.” Dice lei.
“Scusa,” risponde lui. Poi, come accantonando per un attimo la rivelazione appena avuta, scarica l’e-mail sullo smartwatch e invia l’allegato direttamente sullo schermo del televisore appeso alla parete.
“Novità dal Centro?” Chiede lei, ricordandosi solo in quel momento che anche il marito desiderava comunicarle una grande scoperta.
“Sì, credo di sì, dunque, ricordi che stavamo aspettando le immagini provenienti dal telescopio spaziale Finder?”
“Certo, quello di nuova generazione, ultrapotente.”
“Esatto, proprio quello. Lo abbiamo puntato mesi fa in un punto particolare dell’Universo, al di fuori di ogni galassia o ammasso visibile. Insomma, un punto ancora oscuro. Perché sembrava che vi fosse qualcosa, in quel punto.”
Lei annuisce, sorseggiando un sorso di vino per mascherare l’impazienza. Vorrebbe continuare a discutere della sua rivoluzionaria scoperta, non di un puntino sconosciuto lontano chissà quanti miliardi di miliardi di parsec.
“Ora, le informazioni che sono arrivate da Finder hanno dovuto essere elaborate per renderle comprensibili ai nostri occhi. Il nostro supercomputer ci lavora da ore. Mi hanno appena inviato l’immagine finale.”
Entrambi si voltano verso il televisore.
Una piccola sfera colorata ruota e si distorce ritmicamente indicando che il download dell’immagine è ancora in corso.
Lei si alza e si porta alle spalle del marito, ancora seduto e con il tablet davanti agli occhi. Osservano insieme l’immagine che arriva direttamente dall’interno di un protone di un atomo di ossigeno, un vero e proprio pianeta con satelliti artificiali che gli orbitano attorno.
Un ping annuncia che il download è terminato.
L’uomo e la donna spostano lo sguardo sul televisore.
Lo schermo è completamente nero, ad eccezione di un piccolo cerchio metallico proprio nel centro dell’immagine.
E all’interno del cerchio, un occhio umano.

 

occhio-lente-ragazza

 

la mia mail: wcarrettoni@gmail.com

1 Comment

  1. ottimo. mi piacciono i racconti a loop. ci insegnano sempre qualcosa, tipo che il nostro cervello ama i cerchi che si chiudono.
    : )
    d’altro canto è noto che l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, ovvero gli estremi – forse per scaramanzia, forse per pulsione erotica – si toccano…

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...