#3 – American Girl

Mentre guido guardo la strada.
Il punto focale é a un centinaio di metri più avanti rispetto al cofano della mia auto. Fisso quel punto che si sposta alla stessa velocità del veicolo. Ma non so a quale velocità sto andando perché il tachimetro resta fuori dal campo visivo.
La strada scorre. Dritta e vuota.
Non distolgo mai lo sguardo da quel punto che non è mai lo stesso ed è sempre uguale.
Alla radio passano American Girl di Tom Petty. Non capisco le parole cantate in inglese. Oddio qualcuna si. Qua e là qualche pezzo di frase. La musica è comunque una piacevole compagna di viaggio, il pezzo mi allieta. É la versione live.
Nonostante sia pieno inverno il sole in alto a sinistra penetra nell’abitacolo e si riflette un po’ dappertutto, sul cruscotto, sulla parte superiore del volante. Riesce a insinuarsi anche dietro le lenti degli occhiali da sole. Solo sul lato sinistro però. Mi da leggermente fastidio ma non mi sposto per evitarlo.
La mano destra sul cambio e la sinistra sul volante a ore 11. Non cambio posizione da parecchio ormai. Sto bene così. L’orologio sul polso sinistro ogni tanto lancia un raggio di luce riflessa del sole.
La strada continua. Dritta e vuota. La musica anche. Sempre American Girl di Tom Petty nella versione live mentre guido a velocità costante.
Ogni tanto stimolo appena qualche muscolo per vedere se ho ancora sensibilità agli arti. Sì, ce l’ho. Non mi muovo perché sono rilassato. Potrei anche pensare di trovarmi sprofondato nella poltrona di casa se non fosse per la strada che scorre veloce. La testa leggermente china indietro, posata sul poggiatesta, così da non pesare.
I pensieri volano. Si inseguono come le immagini. Il lavoro, la casa, la famiglia, gli amici. Vecchi ricordi che insinuandosi fanno riemergere memorie credute dimenticate. E allora comincio a ripensare antichi episodi.
Arretro nel tempo fino al possibile. Balzo in avanti.
Mescolo ricordo invento immagino rimpiango aggiungo sottraggo cambio sorrido e mi incazzo piango e gioisco.
E la strada continua.
American Girl di Tom Petty sembra non finire mai.
So dove sto andando anche se non so di preciso il perché. Ho percorso questa strada tante di quelle volte che ormai è la strada a percorrere me. Lo so, non ha senso. Molti dei miei pensieri non hanno più senso.
Il sole si riflette nell’orologio quasi a ritmo con la musica. Le strisce bianche disegnate sull’asfalto sembrano danzare. E mi fanno ricordare una vecchia storia. La immagino e la fondo con altre antiche e nuove.
Qualcosa cambia sulla strada.
Non sposto il punto focale ma passando oltre riesco a intravedere un’auto uscita di strada e capottata nel campo accanto all’autostrada, le lamiere accartocciate, i cristalli in frantumi.
Sono bravo a riconoscere i modelli di auto. Era come la mia.
Qualche secondo e quella visione è solo un altro ricordo che mi dà lo spunto per un’altra storia. La storia prende forma, consistenza.
Immagino un uomo che guida la sua automobile mentre American Girl di Tom Petty, nella versione live, riempie l’abitacolo.
Mentre immagino la strada continua. Dritta e vuota. La canzone anche.
Credo di sapere dove sto andando. Ma non quando arriverò.

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